lunedì, Gennaio 26, 2026

Teheran smentisce il numero di 30mila vittime nelle proteste: “una grande bugia”

“Una grande bugia in stile hitleriano”, così il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha commentato la notizia riportata da alcuni media secondo cui nelle proteste sarebbero morte 30mila persone. “Non è forse questo il numero che avevano pianificato di uccidere per le strade dell’Iran? Hanno fallito, però, e ora stanno cercando di falsificarlo tramite i media. Davvero spietati!”, ha scritto. “Nessuna clemenza” da Teheran per i manifestanti che in queste settimane hanno protestato. Ad assicurarlo è il capo del potere giudiziario iraniano Gholamhossein Mohseni Ejei citato dall’agenzia iraniana Mizan che ha promesso processi “nel più breve tempo possibile” contro i manifestanti arrestati durante il movimento di protesta che ha scosso la Repubblica islamica, e punizioni “senza la minima clemenza” per coloro che saranno riconosciuti colpevoli. “Il popolo chiede giustamente che gli imputati e i principali istigatori delle rivolte e degli atti terroristici e violenti siano giudicati al più presto”, ha sottolineato. Promettendo “il massimo rigore” nelle indagini, Gholamhossein Mohseni Ejei ha inoltre affermato che “la giustizia implica giudicare e punire senza la minima clemenza i criminali che hanno preso le armi e ucciso delle persone, o che hanno commesso incendi dolosi, distruzioni e massacri”. Secondo organizzazioni per la difesa dei diritti umani, diverse migliaia, se non decine di migliaia di persone, sono state arrestate nel corso di questo  movimento di contestazione del potere, che all’inizio di gennaio ha causato migliaia di morti. Durante le manifestazioni, la televisione di Stato aveva trasmesso diversi video che mostravano il capo del potere giudiziario mentre interrogava personalmente manifestanti arrestati, alimentando i timori dei difensori dei diritti umani riguardo a “confessioni forzate”. Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre come proteste contro il carovita e si sono trasformate in un movimento più ampio che ha rappresentato la più grande sfida degli ultimi anni al potere clericale che governa la Repubblica islamica. Il governo ha risposto con una repressione condotta sullo sfondo di un blackout delle connessioni internet che ha lasciato l’Iran praticamente isolato dal mondo esterno. Le vittime ufficiali per il governo sono a 3.117, tra cui 2.427 persone etichettate come “martiri”, un termine usato per distinguere i membri delle forze di sicurezza e gli innocenti passanti da coloro che le autorita’ hanno descritto come “rivoltosi” istigati da Stati Uniti e Israele. Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani affermano che i manifestanti rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime. L’Ong norvegese Iran Human Rights afferma che il bilancio finale delle vittime potrebbe superare le 25.000. Human Rights Activists News Agency (Hrana) ha riferito che oltre 26.000 persone sono state arrestate in relazione alle proteste. L’Iran è il secondo paese al mondo ad applicare la pena di morte più frequentemente, dopo la Cina, e il crescente numero di arresti e le promesse delle autorità di imporre pene severe alimentano il timore che le esecuzioni possano essere utilizzate per reprimere il dissenso. Le autorità a Teheran hanno inaugurato un murale raffigurante la distruzione di una portaerei statunitense sotto attacco iraniano, sullo sfondo di crescenti tensioni con gli Stati Uniti e del dispiegamento di una flotta statunitense nelle acque vicine al Paese. Il murale, nella celebre Piazza Enghelab (Rivoluzione), nel centro della capitale iraniana, raffigura la portaerei statunitense dipinta con i colori della bandiera americana e attaccata dall’Iran. “Chi semina vento raccoglie tempesta” e’ lo slogan dell’opera d’arte, che coincide con la mobilitazione militare statunitense verso le acque del Golfo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripetutamente messo in guardia Teheran, fissando due limiti per l’uso della forza militare: l’uccisione dei manifestanti e l’esecuzione di massa dei detenuti. Questi avvertimenti sono stati lanciati durante le proteste iniziate il 28 dicembre e soffocate da una repressione che, secondo le cifre ufficiali ha causato oltre 3.100 morti; una cifra contestata dai gruppi dei diritti umani che parlano di almeno 5mila morti accertati. I media statunitensi hanno riferito che la portaerei USS Abraham Lincoln e diversi cacciatorpediniere lanciamissili arriveranno in Medio Oriente nei prossimi giorni. “Abbiamo una grande flotta diretta da quella parte, per ogni evenienza”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One venerdi’, di ritorno negli Stati Uniti dopo aver parlato con i leader mondiali a Davos, in Svizzera.
Ieri, il comandante della Forza Aerospaziale delle Guardie della Rivoluzionaria, Majid Mousavi, ha dichiarato che il suo Paese avrebbe risposto alle minacce del presidente degli Stati Uniti “sul campo”. “Trump parla molto, ma deve essere sicuro di ottenere la sua risposta sul campo”, ha detto Mousavi. Allo stesso modo, l’ex generale delle Guardie della Rivoluzione e ora membro del Comitato per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Esmail Kowsari, ha ribadito che se gli Stati Uniti attaccassero il Paese, la risposta di Teheran sarebbe letale. “Le basi statunitensi nella regione saranno uno degli obiettivi principali”, ha minacciato.

 

 

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