mercoledì, Gennaio 28, 2026

Allerta arancione in 3 regioni, gialla in 8. Niscemi scivola lentamente

Oggi allerta arancione per il maltempo in Lazio, Molise e Sardegna; gialla in altre 8 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria e Veneto. A Niscemi la frana con un fronte lungo 4 km ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case e non si arresta. “L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela”, ha detto il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano dopo avere fatto un sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del dipartimento che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle proprie abitazioni. Secondo Ciciliano “bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute”. Per poter intervenire nella zona rossa, per ora off limits anche per vigili del fuoco e polizia municipale, bisognerà aspettare “la conclusione del deflusso dell’acqua”. Per ora non è possibile fare una stima dei danni. Quando le condizioni di agibilità nell’area lo consentiranno sarà fatto anche un “focus specifico” per verificare eventuali abusi edilizi sugli edifici, “molti dei quali però – sostiene il vicesindaco di Niscemi, Pietro Stimolo – sono stati realizzati prima del 1977, quando non c’era un regime di concessioni, quindi non dovrebbero esserci situazioni di irregolarità”. Agli sfollati, alcuni dei quali hanno protestato stamani davanti al municipio gridando “vergogna”, il governatore della Sicilia Renato Schifani assicura che la Regione si farà carico “di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle abitazioni”. A breve potrebbero ricevere i primi aiuti. Non appena sarà perfezionata l’ordinanza di sgombero sarà attivata la procedura per potere fare ricorso al contributo di autonoma sistemazione (Cas) destinato alle famiglie rimaste fuori casa: 400 euro a nucleo più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese. Ad anticipare ai capigruppo del Parlamento siciliano l’attivazione del fondo Cas è stato nel pomeriggio il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno dopo un colloquio col capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina. Sui tempi però non ci sono ancora certezze. Per rendersi conto di persona della situazione, il procuratore di Gela Salvatore Vella ha fatto un sopralluogo nell’area della frana, accompagnato dalle forze dell’ordine. Nessuna apertura d’inchiesta al momento. Nella cittadina di 30mila abitanti è arrivata anche la leader del Pd Elly Schlein, accompagnata dal vicesegretario Peppe Provenzano. “Abbiamo già chiesto di destinare un miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la segretaria. Sono tanti gli abitanti a Niscemi che stanno rivivendo l’incubo di 29 anni fa. Era il 12 ottobre del 1997, poco prima delle 14 la gente scese in strada gridando al terremoto. Non si trattava di un sisma, ma di una frana che si è ripresentata negli stessi luoghi, ormai fantasma, di oggi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Nel ’97, l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, la chiesa fu abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. “Ringrazio i deputati di maggioranza e di opposizione dell’Assemblea regionale siciliana per il grande senso di responsabilità dimostrato con l’approvazione della norma, voluta dal mio governo, sullo stanziamento di quasi 41 milioni per interventi urgenti a fronte dei danni causati dal ciclone Harry. Risorse che si sommano ai 50 milioni già stanziate dalla giunta regionale. Si tratta di un primo concreto segnale di attenzione e di vicinanza nei confronti delle popolazioni e degli operatori economici di questi territori. Come ho detto fin dal primo sopralluogo che ho effettuato nella zona jonica del Messinese e del Catanese, occorre fare presto e fare bene per ripristinare condizioni di vivibilità e consentire la ripresa delle attività economiche”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in seguito all’approvazione, in Assemblea regionale siciliana, della legge che stanzia 40,8 milioni di euro per gli interventi urgenti nei territori colpiti dagli eventi dello scorso fine settimana. In particolare, venti milioni sono destinati ai ristori per le attività commerciali danneggiate; 5 milioni a sostegno del comparto della pesca e altri 5 milioni per l’agricoltura. Dieci milioni è la spesa per l’esenzione, per il 2026, degli oneri per i titolari delle concessioni demaniali marittime. Infine, ottocentomila euro è l’ammontare del contributo al Cas quale compensazione dei mancati introiti dovuti all’esenzione dal pagamento dei pedaggi autostradali ai caselli della A18 di Taormina, Giardini Naxos e Roccalumera, per i residenti delle province di Messina e Catania, da febbraio a giugno prossimi. La norma istituisce, così come stabilito ieri durante la cabina di regia coordinata dal presidente della Regione, una sottocommissione della Cts (Commissione tecnico specialistica) ad hoc per evadere con celerità le autorizzazioni ambientali per la ricostruzione delle aree danneggiate.

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