“Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese ha appena comunicato all’Ufficio federale di giustizia (Ufg), nella sua funzione di autorità centrale per l’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, che entro la fine della settimana darà seguito alla richiesta italiana”. Lo si apprende da una dichiarazione dell’Ufg. “Le due autorità di perseguimento penale – si legge – hanno anche la possibilità di unirsi per le indagini in cosiddette squadre investigative comuni. Tale possibilità è prevista esplicitamente dall’articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria”. Il Dipartimento degli affari esteri svizzero ha “preso atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana. Tale richiesta riguarda le autorità giudiziarie competenti”. Così in una dichiarazione. “La Svizzera e l’Italia – continua la nota – perseguono il medesimo obiettivo. Le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne”. Non solo le candele pirotecniche, una delle quali ha causato il rogo di Capodanno, ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi di artificio: questo il materiale che gli esperti dell’Istituto forense di Zurigo, incaricato dalla Procura di Sion, hanno reperito nel locale interrato del Constellation. Nel magazzino del discobar c’era un vero e proprio arsenale per i festaggiamenti, tra cui 6 tubi lanciarazzi ‘Thunder King’ e 8 petardi ‘LUPO P1’, oltre che 100 fontane pirotecniche inutilizzate e 25 già usate. Sulla provenienza dei tubi e dei petardi, che si trovavano in una sacca blu, Jacques Moretti, proprietario del locale, ha detto agli inquirenti: “Penso che siano stati dei clienti che li hanno portati dentro” eludendo la sorveglianza. “I pazienti ricoverati al Niguarda dopo la strage di Crans-Montana “stanno tutti seguendo il loro decorso. Quelli che stanno al centro ustioni stanno facendo soprattutto attività di riabilitazione e medicazione per le ferite e le ustioni che hanno. Poi ne abbiamo pochi ancora in rianimazione, piano piano si stanno risvegliando tutti e credo di poter dire che il percorso di recupero stia procedendo bene” ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, a margine di un evento al Pirellone di Milano. “Non siamo ancora nelle condizioni di dire che sono tutti fuori pericolo, ma lo faremo quando saremo convinti che non vi siano più rischi per i nostri ragazzi. Li stiamo seguendo in modo davvero preciso e puntuale, con grandissimo impegno e grande competenza. Dobbiamo quindi ringraziare tutto il personale sanitario che se ne sta occupando” ha aggiunto Bertolaso, sottolineando che nei prossimi giorni “ci sarà qualche dimissione” di pazienti, dopo i due che sono tornati a casa la scorsa settimana, “magari durante le Olimpiadi”. “Non ero al corrente e non mi spiego le carenze emerse dalle nostre analisi. Mi rifiuto di credere che si tratti di una situazione sistematica a Crans-Montana”: Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana, in un’intervista all’agenzia Keystone-ATS, parla dei mancati controlli di sicurezza nel Constellation, andato a fuoco a Capodanno. Gli ultimi controlli alla struttura risalgono al 2019, nei quali erano stati indicate alcune migliorie: “Le indagini diranno se le domande di messa in regola hanno portato o no ad azioni in pratica – prosegue il primo cittadino – e se qualcosa aveva a che fare col dramma che è avvenuto. I nostri responsabili sono conosciuti per essere puntigliosi. Non posso comunque giudicare il funzionamento specifico di ogni servizio e il modo di lavorare coordinato col dicastero”. Dopo il rogo di Capodanno al Constellation “ho ricevuto diverse minacce di morte. Cerco di capire queste persone, che non hanno le risposte che vorrebbero. Allo stesso tempo, al Municipio, analizziamo la questione della sicurezza dei nostri dipendenti. Numerosi collaboratori sono traumatizzati da questo dramma” ha detto il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. “Sono colpevole agli occhi di molta gente. Il pubblico ministero stabilirà le responsabilità di ognuno, inclusa la mia e la affronterò. Umanamente, e senza speculare su quello che dirà la giustizia, sento il peso della responsabilità” dice il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, in un’intervista. “Per il momento, non sono stato sentito. Mi assumerò ciò che dovrò assumermi se dovessi essere incolpato” aggiunge il sindaco, che non aveva più rilasciato dichiarazioni dopo la polemica seguita alla conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva rifiutato le scuse alle vittime del rogo. “Mi rammarico di non aver chiesto scusa a nome del Comune. In un contesto emotivamente molto difficile per tutti noi, ho commesso l’errore di privilegiare la prudenza nel tentativo di gestire la parte ufficiale della conferenza stampa, piuttosto che lasciar spazio a scuse ed emozioni”.






