Stavolta a finire sotto esame non è stata la studentessa, ma il liceo di Anzio, richiamato dai giudici sui doveri che la scuola è tenuta a rispettare nel percorso educativo degli alunni, in particolare di quelli con bisogni educativi speciali. Con una recente sentenza, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha annullato la decisione di non ammettere al secondo anno una studentessa di un istituto superiore della città, accogliendo il ricorso presentato dai genitori contro il Ministero dell’Istruzione e l’istituto scolastico. Secondo quanto stabilito dal TAR, non è sufficiente la mera registrazione di voti insufficienti per giustificare una bocciatura. Prima di arrivare a una decisione così incisiva, soprattutto in presenza di una studentessa con BES, la scuola è tenuta ad attivare percorsi di recupero effettivi, a mantenere un costante dialogo informativo con la famiglia e a valutare l’alunna in modo coerente con quanto previsto dal piano didattico personalizzato. In assenza di tali passaggi, sottolineano i giudici, la non ammissione risulta illegittima. La sentenza richiama dunque con forza il ruolo educativo e inclusivo dell’istituzione scolastica, ribadendo che il diritto allo studio e al sostegno adeguato non può essere sacrificato a una valutazione meramente formale. I protagonisti della vicenda restano anonimi, nel pieno rispetto della privacy, trattandosi di una materia particolarmente delicata che coinvolge una studentessa minorenne e il suo percorso scolastico. Un pronunciamento che potrebbe fare da precedente e da monito per altre realtà scolastiche del territorio e non solo.






