Il 2026 si apre con i soliti problemi per chi viaggia tra Ladispoli, Cerveteri e Roma: ritardi, treni strapieni e la concorrenza quotidiana tra pendolari e crocieristi continuano a rendere complicata la vita di migliaia di utenti. Sulla linea Fl5, le corse verso Roma Termini sono spesso impossibili da affrontare senza faticare per trovare posto, con scompartimenti pieni di turisti con valigie che occupano persino i corridoi. I pendolari della tratta Civitavecchia–Ladispoli denunciano come, soprattutto negli orari di punta, molti siano costretti ad aspettare il treno successivo. “Il problema maggiore – spiegano gli utenti – è che i turisti preferiscono usare le corse normali perché il ‘Civitavecchia Express’ è più costoso, creando congestionamenti su tutte le altre corse”. A ciò si aggiunge l’incongruenza degli annunci a bordo: la stazione di Ladispoli-Cerveteri è indicata ancora come Cerveteri-Ladispoli, confondendo i viaggiatori stranieri e generando ritardi nella discesa. La politica locale prova a intervenire: i comuni di Ladispoli e Cerveteri hanno chiesto ufficialmente alla Regione Lazio l’aggiunta di una corsa festiva, prevista alle 5.30 della domenica, per alleggerire i pendolari. La proposta è stata avanzata dall’assessore ladispolano alle Attività produttive, Daniela Marongiu, e dal consigliere cerveterano Gianluca Paolacci al vicepresidente regionale Giuseppe Emanuele Cangemi. Se non bastassero i treni, anche chi si sposta in auto deve fare i conti con i rincari dei pedaggi. Il casello di Maccarese-Fregene e quello di Civitavecchia Nord hanno subito aumenti che portano il costo attuale a 2,60 euro, con maggiorazioni continue negli ultimi dieci anni. “È una vergogna – denuncia Biagio Camicia, presidente di Consumatori Italiani Più Forti – una delle tratte più care d’Italia, con incrementi di oltre il 50% in dieci anni”. I pendolari delle frazioni di Ladispoli e Cerveteri, così come quelli di Palidoro e Passoscuro, pagheranno almeno 5 euro in più al mese per raggiungere Roma o Civitavecchia, circa 60 euro l’anno, una spesa che si somma a ritardi e disagi quotidiani. Molti cerveterani, per evitare gli ingorghi sulla via Aurelia e sulla Settevene Palo, preferiscono imboccare l’autostrada fino a Torrimpietra e poi proseguire sulla statale, con costi sempre più insostenibili. Tra treni strapieni, pedaggi alle stelle e comunicazioni confuse, l’inizio del nuovo anno conferma che per pendolari e lavoratori del litorale nord del Lazio, la quotidianità resta una corsa ad ostacoli.






