mercoledì, Gennaio 28, 2026

Trump torna a minacciare: “Un’imponente Armada sta facendo rotta verso l’Iran”. Teheran: “In caso d’attacco risponderemo come mai prima d’ora”

Torna ad alzarsi la tensione tra Washington e Iran, dopo che Donald Trump ha avvertito la Repubblica Islamica che il tempo a sua disposizione per impedire un intervento militare americano sta per scadere. Trump ha colto il pretesto delle dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano sui negoziati per ricordare a Teheran che un gruppo d’attacco navale statunitense, che ha descritto come una “armata” guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln, e’ ora pronta a intervenire dall’Oceano Indiano.A dare fuoco alle polveri sono state le parole di Abbas Araghchi secondo il quale “condurre la diplomazia attraverso la minaccia militare non puo’ essere efficace o utile”. “Se (gli Usa, ndr) vogliono che i negoziati prendano forma, devono certamente mettere da parte minacce, richieste eccessive e sollevare questioni illogiche”, ha il ministro degli Esteri in tv, sottolineando di non aver avuto negli ultimi giorni “alcun contatto” con l’inviato statunitense in Medio Oriente Steve Witkoff e che “l’Iran non ha cercato negoziati”. La replica di Trump e’ venuta via Truth. “Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – NIENTE ARMI NUCLEARI – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, e’ davvero essenziale!” ha scritto il Presidente e, riferendosi agli attacchi americani contro obiettivi nucleari iraniani nel giugno scorso, ha ammonito che “il prossimo attacco sara’ molto peggiore”.Di replicare a Trump si e’ fatta carico la missione iraniana alle Nazioni Unite. “L’ultima volta che gli Stati Uniti si sono lanciati in guerre in Afghanistan e Iraq, hanno sperperato oltre 7.000 miliardi di dollari e perso piu’ di 7.000 vite americane” si legge in un post su X, “L’Iran e’ pronto a un dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci, ma se venisse costretto, si difendera’ e reagira’ come mai prima d’ora”. La portaerei USS Abraham Lincoln (CVN-72), da una nave da oltre 100mila tonnellate di stazza, attualmente forse nel Golfo Persico. Centcom:”Il gruppo d’attacco della portaerei Abraham Lincoln si trova attualmente dispiegato in Medio oriente per promuovere la sicurezza e la stabilità regionale”.Secondo il New York Times, la nave sarebbe pronta a condurre eventuali operazioni contro l’Iran entro uno o due giorni. Secondo gli analisti le opzioni a disposizione della Casa Bianca includono attacchi contro strutture militari o attacchi mirati contro la leadership dell’Ayatollah Ali Khamenei. Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Habibollah Sayyari, ha messo in guardia gli Stati Uniti da qualsiasi “errore di calcolo”, affermando che “anche loro subirebbero danni” e nel frattempo sono ricomparsi a Teheran i cartelloni di propaganda tra cui uno che mostra l’Iran mentre colpisce una portaerei americana. L’escalation militare americana nella regione ha visto anche l’arrivo di un E 11A statunitense, un velivolo che funge da ripetitore di comunicazioni, collegando aerei, navi, droni e forze di terra tramite radio e reti dati. Comunemente chiamato il ‘Wi-Fi del cielo’, vola ad altitudini molto elevate consentendo la condivisione di voce e dati in tempo reale dove la comunicazione diretta non e’ possibile.
Ma la diplomazia non si ferma: dopo la telefonata di ieri tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il principe saudita Mohammed bin Salman, l’Iran si e’ rivolto ad altri alleati degli Stati Uniti nella regione, apparentemente nel tentativo di ottenere sostegno.
Il Segretario del consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha parlato con il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che e’ anche ministro degli Esteri, hanno riferito entrambe le parti.
Lo sceicco Mohammed ha sottolineato il sostegno del Qatar a “tutti gli sforzi volti a ridurre l’escalation e raggiungere soluzioni pacifiche”, ha dichiarato il ministero degli Esteri. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha parlato sia con Araghchi che con Witkoff e sottolineato la necessita’ di intensificare gli sforzi per “allentare le tensioni e lavorare per una de-escalation” e creare le “condizioni necessarie per riprendere il dialogo tra Stati Uniti e Iran”. Il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha detto ad Al-Jazeera che “è sbagliato attaccare l’Iran. E’ sbagliato ricominciare la guerra” e ha invitato Washington a riaprire i colloqui sullo stallo nucleare. Steve Bannon boccia senza appello l’idea che gli Stati Uniti possano di nuovo intervenire militarmente in Iran. “Il problema di Teheran non e’ un nostro problema. Il problema di Minneapolis e’ un nostro problema. Dobbiamo affrontare i nostri problemi”, ha detto durante il suo programma War Room. Dunque non si puo’ “andare in giro per il mondo a scatenare una guerra in risposta a cio’ che vuole Netanyahu. Il progetto ‘Israele prima di tutto’ puo’ essere messo in pausa per un minuto. Lasciamo che Israele si occupi prima dello stato palestinese creato dal Consiglio per la Pace a Gaza con Qatar e Turchia”, ha chiesto. “Finche’ non iniziamo da li’, persino l’idea di bombardare Teheran in questo momento e’ la cosa piu’ folle che si possa immaginare quando si ha una rivolta aperta, un’insurrezione a Minneapolis”, ha insistito. 

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