venerdì, Gennaio 30, 2026

‘Ndrangheta: Cassazione conferma le condanne per la prima locale di Roma

“Noi siamo una propaggine di là sotto diceva il boss Antonio Carzo in un’intercettazione”. Legati alla casa madre in Calabria ma autonomi per gli affari a Roma. Così funzionava la prima locale di ‘ndrangheta nella Capitale. La sua esistenza è certificata adesso anche dalla Cassazione. Oltre cento anni di carcere. I supremi giudici hanno confermato le condanne emesse a febbraio scorso dalla Corte d’appello di Roma. Si tratta del processo con rito abbreviato, nato dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma e della Dia. Una ventina gli imputati per cui è arrivata la sentenza definitiva. Tra loro il boss Antonio Carzo, condannato a 18 anni, e i due figli. Era stato Carzo a ricevere secondo quanto ricostruito dagli inquirenti nel 2015 l’autorizzazione per creare una locale nella Capitale. L’altro capo Vincenzo Alvaro è invece a processo con rito ordinario insieme a un’altra quarantina di persone. Per loro i pm Musarò e Luciani hanno chiesto complessivamente 450 anni di carcere. Tra i reati contestati associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, spaccio. E poi intestazione fittizia di beni, truffa. I soldi della ‘ndrina investiti in locali, ristoranti, bar, attivita’ commerciali. La forza dell’intimidazione e l’omertà. Uno scenario svelato dall’inchiesta dei magistrati romani. Gli stessi contro cui inveivano i boss intercettati al telefono.

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