Hashish, microcellulari, SIM e contanti nascosti tra l’abitazione privata e la caserma di servizio. È il quadro che emerge dall’arresto di un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere romano di Rebibbia, fermato dai colleghi al termine di un controllo che l’uomo avrebbe tentato di eludere con una fuga improvvisata. Un episodio che getta nuove ombre sulla sicurezza interna dell’istituto e riaccende l’attenzione su possibili traffici illeciti dietro le sbarre. Il blitz è scattato nel corso di una verifica di routine, quando l’agente avrebbe mostrato un comportamento ritenuto sospetto. Nel tentativo di sottrarsi agli accertamenti, l’uomo avrebbe cercato rifugio in un bagno della struttura, venendo però immediatamente bloccato. La successiva perquisizione personale e domiciliare ha portato al sequestro di sostanza stupefacente di tipo hashish, quindici schede SIM, alcuni microcellulari e una somma in contanti superiore ai 1.500 euro, denaro di cui ora si dovrà chiarire la provenienza. Il materiale rinvenuto, secondo gli investigatori, sarebbe compatibile con un sistema organizzato per garantire comunicazioni clandestine all’interno del carcere, uno dei canali più sensibili per il controllo delle attività illecite tra i detenuti. I microtelefoni e le SIM, strumenti spesso utilizzati per aggirare la sorveglianza, rappresentano da tempo una delle principali criticità negli istituti penitenziari italiani, soprattutto nei reparti ad alta densità criminale. Dopo l’arresto, l’agente è stato condotto nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, dove si trova detenuto in attesa dell’udienza di convalida. Parallelamente, gli inquirenti stanno approfondendo il contesto in cui sarebbe maturata la vicenda: l’obiettivo è verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti e accertare se all’interno dell’istituto fosse attivo un vero e proprio giro di spaccio o di introduzione di telefoni e droga a favore dei detenuti. Un’indagine che si preannuncia delicata e che potrebbe allargarsi, mettendo sotto la lente non solo le responsabilità individuali, ma anche eventuali falle nei controlli interni. In gioco non c’è soltanto il profilo penale dell’arrestato, ma la credibilità di un sistema chiamato ogni giorno a garantire legalità e sicurezza in uno dei contesti più complessi dello Stato.






