Nel cuore di Roma, a pochi passi dai palazzi dove si decide la politica nazionale, è scoppiato un caso destinato a far discutere a lungo. Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, chiesa seicentesca incastonata tra Montecitorio e Palazzo Chigi, un recente intervento di restauro ha riportato alla luce un dettaglio inatteso: il volto di un cherubino affrescato in una cappella laterale presenterebbe tratti sorprendentemente simili a quelli della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La scoperta, rivelata da un sopralluogo di alcuni visitatori e poi ripresa dal quotidiano “la Repubblica”, riguarda una delle decorazioni della cappella dove è collocato il busto di Umberto II di Savoia. Sopra la scultura del “Re di maggio”, tra figure angeliche e rappresentazioni delle anime del Purgatorio, spicca il viso di un putto dai lineamenti decisi, sopracciglia marcate e un’espressione che a molti è apparsa immediatamente familiare. La basilica, luogo simbolico e carico di storia, sorge in un quadrilatero frequentato da decenni dai protagonisti della vita pubblica italiana: a pochi metri si trovano l’ex studio di Giulio Andreotti e quello che fu il quartier generale romano di Silvio Berlusconi. Un contesto che rende l’episodio ancora più suggestivo. Il parroco della chiesa, interpellato sulla vicenda, ha cercato di smorzare i toni. «Che male c’è? – ha dichiarato con una certa serenità – sono semplicemente raffigurazioni delle anime del Purgatorio. Non mi pare il caso di costruirci sopra un caso politico». Parole concilianti, che però non sono bastate a spegnere le polemiche. Diversa la posizione del sacrestano, che ha seguito in prima persona i lavori di restauro: secondo lui non esiste alcuna somiglianza intenzionale. «È una pura coincidenza – ha assicurato – durante il recupero delle pitture abbiamo rispettato fedelmente ciò che era già presente. Non c’è stata alcuna modifica dei volti». Una versione che non ha convinto del tutto chi vede nell’immagine un chiaro riferimento all’attualità. La vicenda è rapidamente approdata sul terreno politico. Le opposizioni hanno chiesto un chiarimento formale e sollecitato l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli, affinché verifichi se l’opera abbia subito alterazioni improprie o se siano stati rispettati i criteri di tutela del patrimonio artistico. «È inaccettabile – hanno dichiarato alcuni parlamentari – che un luogo di culto e un bene storico possano diventare teatro di celebrazioni politiche più o meno esplicite».Immediata la replica di Fratelli d’Italia, che ha definito la polemica «strumentale e ridicola». «C’è chi vede fantasmi ovunque – hanno commentato esponenti del partito – e trasforma in caso nazionale perfino un dettaglio pittorico di dubbia interpretazione». A intervenire, seppur con ironia, è stata la stessa presidente del Consiglio. In un breve messaggio pubblicato sui social, Meloni ha tagliato corto: «Non somiglio ad un angelo». Una battuta che ha fatto rapidamente il giro del web, alimentando commenti, meme e discussioni. Intanto, nella tranquilla basilica di San Lorenzo in Lucina, turisti e curiosi continuano ad affollare la cappella “incriminata”, scrutando quel piccolo volto dipinto per capire se si tratti davvero di un caso clamoroso o soltanto di un curioso gioco di somiglianze. Tra fede, arte e politica, Roma si conferma ancora una volta teatro di storie in cui sacro e profano finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.






