venerdì, Aprile 3, 2026

“Le luci della bellezza”

Roma ha accolto con calore, giovedì 22 gennaio, la presentazione ufficiale del libro “Le luci della bellezza. A chi il peccato del suo occultamento?” di Anna Maria Travagliati, modella, giornalista e voce sensibile del nostro tempo. Nella cornice elegante del Pio Sodalizio dei Piceni, a Piazza San Salvatore in Lauro 15, si è svolto un incontro che ha assunto presto i toni di un dialogo corale, dove pensiero, arte e testimonianza si sono intrecciati in un’unica riflessione: che cosa significa custodire la bellezza nell’epoca dei social network? A dare avvio alla serata è stato Andrea Jacometti di Armando Editore, che ha ricordato con orgoglio la storia della casa editrice, nata nel 1949 e tra le più antiche del panorama italiano. “Siamo onorati di avere Anna Maria nel nostro catalogo”, ha dichiarato, sottolineando la coerenza del libro con la tradizione culturale dell’editore. A seguire, la sindaca di Tolfa, Stefania Bentivoglio, ha offerto una lettura ampia e colta del tema, collegando il lavoro della Travagliati alle grandi domande che la letteratura ha sempre posto sul rapporto tra progresso e umanità. “Penso a Rousseau e al mito del buon selvaggio, a Verga e ai Malavoglia”, ha affermato. “Oggi, nel 2026, Anna Maria ci propone una continuazione di questa riflessione, concentrandosi sull’utilizzo dei social media”. Un ponte ideale tra passato e presente che ha aperto la strada al cuore del libro. Quando prende la parola, Anna Maria Travagliati non nasconde il senso di urgenza che l’ha spinta a scrivere. “Ho sentito il dovere di analizzare l’epoca che stiamo vivendo”, racconta. Un’epoca segnata dall’invadenza dei social network, capaci di modellare percezioni, relazioni e perfino identità. La sua proposta è chiara e radicale: educare alla bellezza. “Per imparare a riconoscerla, per trasmettere la sua forza agli altri e per crearne di nuova”, spiega. “Perché dove arrivano i disegni del bello scompaiono gli scarabocchi dalla vita dell’uomo”. Il libro si arricchisce delle voci di figure che, con la loro arte e la loro esperienza, hanno contribuito a definire il concetto di bellezza nella contemporaneità: Licia Colò, Giovanni Gastel, Liliana Cosi, Sergio Bambaren, Davide Rondoni, Pupi Avati, Mario Botta e Albano Carrisi. Un mosaico di sensibilità che rende il volume un vero trattato multidisciplinare. Non manca un’analisi dell’impatto dei social network, approfondita attraverso il contributo del professor Paolo Crepet, né un confronto generazionale affidato alla memoria e allo sguardo di Enrico Vanzina. Tra gli interventi più intensi della serata, quello dello psicologo e scrittore Salvo Noè, che ha richiamato l’attenzione sul rischio di isolamento prodotto dall’illusione di autosufficienza digitale: “I popoli più felici sono quelli che cooperano, mentre i più disperati sono quelli che pensano di bastare a se stessi. E i social stanno partecipando in maniera attiva alla solitudine”. Il poeta Davide Rondoni ha invece riportato la discussione al nucleo più intimo del tema: “La bellezza non è una cosa, è un’esperienza. Non si autoimpone ma richiede che uno sia sveglio. Quando è vera, invita alla nobiltà: a prendere la vita come una cosa molto più grande di te”. Parole che hanno risuonato nella sala come un invito a un risveglio collettivo. A impreziosire l’atmosfera, la musica della violinista Mariana Dudnic, capace di trasformare ogni pausa in un momento di sospensione emotiva. Tra il pubblico, numerose personalità del mondo culturale, istituzionale e televisivo: la presentatrice Licia Colò, il giudice della Corte costituzionale Filippo Patroni Griffi, l’autore Rai Marco Castellazzi, la linguista Barbara Turchetta, le truccatrici televisive Sabrina Carulli e Franca Ferrari, i giudici Pietro Baffa e Fausto Basile, Luca Tarantelli, il regista Massimo Nardin e l’Avvocato dello Stato Fabrizio di Rubbo. Una presenza corale che testimonia l’interesse e la stima verso l’autrice e il suo lavoro. Il libro, già presentato anche da Gigi Marzullo nella trasmissione Mille e un libro su Rai 1, si conferma così un’opera capace di parlare a pubblici diversi, unendo rigore, sensibilità e una domanda che attraversa il nostro tempo: chi ha il peccato dell’occultamento della bellezza? La serata romana ha offerto una risposta possibile: la bellezza non si difende da sola. Va riconosciuta, coltivata, condivisa. E libri come quello di Anna Maria Travagliati ricordano che farlo è un dovere, ma anche un privilegio.

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