giovedì, Febbraio 5, 2026

Pnrr e Giubileo spingono alcuni settori, calano le microattività

I dati diffusi da Unioncamere delineano l’andamento delle imprese nel periodo 2019-2025, evidenziando un bilancio complessivo negativo ma con segnali di stabilizzazione negli ultimi anni. A Roma il saldo delle imprese attive registra una perdita di circa 30.000 aziende, con un rallentamento del calo negli ultimi due anni, attribuito all’effetto delle risorse del Pnrr e agli eventi legati al Giubileo. Nonostante il miglioramento del quadro generale, emergono forti differenze tra i settori dell’economia cittadina. Le attività manifatturiere segnano una riduzione complessiva del 23 per cento, con un trend in lieve recupero nel 2025 rispetto agli anni precedenti. All’interno del comparto, le flessioni più marcate riguardano:abbigliamento: -33,17 per cento, lavorazione del legno: -33,96 per cento, lavorazione del ferro: -21,94 per cento. Il settore alimentare mostra una tenuta relativa, con una diminuzione intorno al 10 per cento. Nel comparto delle costruzioni sono state perse oltre 3.000 imprese, di cui circa 1.000 nel biennio 2024-2025. Il commercio risulta il settore con la performance più negativa, con oltre 24.000 aziende scomparse e una riduzione del 22,90 per cento. Il dato equivale a una perdita media di 11 imprese al giorno. La contrazione riguarda tutti i segmenti del commercio, con un impatto particolarmente significativo sul dettaglio, che registra la scomparsa di oltre 15.000 attività, soprattutto di vicinato. Nel periodo 2024-2025 sono state chiuse più di 1.900 imprese. Nel biennio 2024-2025 si registra un aumento delle imprese nel settore dell’alloggio, mentre la ristorazione è in calo, con 308 attività in meno nel 2025. Negli ultimi due anni crescono: trasporti: +300 unità, immobiliare, servizi alle imprese e alla persona: +7,28 per cento. Secondo Confartigianato Roma, le politiche pubbliche e gli eventi straordinari hanno favorito alcuni comparti, senza incidere in modo significativo sui settori tradizionali che rappresentano oltre il 75 per cento del tessuto produttivo della capitale: costruzioni, artigianato di servizio, ristorazione e commercio, in particolare quello di prossimità.

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