venerdì, Febbraio 6, 2026

Guerra in Ucraina. Ad Abu Dhabi finiti i colloqui trilaterali, Zelensky: “Non facili ma proseguono”

La Russia ha confermato il raggiungimento di significativi “progressi” durante la seconda giornata di negoziati trilaterali con Ucraina e Stati Uniti svoltasi negli Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale russa Tass, l’inviato del Cremlino Kirill Dimitriev ha espresso soddisfazione per l’andamento dei colloqui, parlando esplicitamente di “passi avanti positivi”. Tuttavia, Dimitriev non ha risparmiato critiche durissime verso l’Occidente europeo, scagliandosi contro quelli che ha definito i “fomentatori di guerra in Europa e nel Regno Unito”, accusandoli di tentare attivamente di vanificare gli sforzi diplomatici in corso.Oltre al dossier sul conflitto, l’inviato russo ha indicato segnali di apertura anche sul fronte commerciale, sottolineando che i lavori stanno  procedendo positivamente anche nell’ambito dei colloqui volti a riavviare la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti. Il secondo ciclo di colloqui svoltosi ad Abu Dhabi, nell’ambito del gruppo trilaterale che vede protagonisti Russia, Stati Uniti e Ucraina, ha confermato l’esistenza di una base solida per proseguire nel percorso di risoluzione della crisi ucraina. A dare l’annuncio è stato il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed al Nahyan, che ha espresso ottimismo per l’esito della mediazione. “Le due tornate di colloqui tenutesi ad Abu Dhabi hanno consentito negoziati significativi e costruttivi”, ha dichiarato il Ministro in una nota ufficiale diffusa dal Dicastero. Secondo Al Nahyan, il dialogo ha permesso di individuare “una base comune sulla quale costruire il processo futuro”, segnando un passo avanti diplomatico non trascurabile nel complesso scenario del conflitto. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a rivendicare i successi della sua politica estera e militare attraverso un post sul social network Truth.”Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo”, ha esordito il Presidente, sottolineando il l avoro svolto durante la sua prima amministrazione. “Nel mio primo mandato ho ricostruito completamente l’esercito, includendo lo sviluppo di nuove armi nucleari”. Trump ha poi rivendicato un ruolo decisivo nella prevenzione di conflitti globali su larga scala: “Ho  impedito che scoppiassero guerre nucleari in tutto il mondo, intervenendo nelle tensioni tra Pakistan e India, Iran e Israele, e tra Russia e Ucraina”. Le dichiarazioni si inseriscono nel solco della narrativa del Presidente basata sulla forza militare come deterrente per la stabilità internazionale. Una “diplomazia dei piccoli passi”, faticosa ma costante. Così si potrebbero definire i due giorni di colloqui tecnici appena terminati ad Abu Dhabi, dove i rappresentanti di Mosca, Kiev e Washington si sono seduti allo stesso tavolo per cercare una via d’uscita al conflitto. Il risultato più immediato è il ritorno a casa di 157 prigionieri per parte, il primo scambio di questa portata negli ultimi cinque mesi. Tuttavia, l’entusiasmo resta contenuto: “Resta molto lavoro da fare”, ha sintetizzato con pragmatismo l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Nonostante la cautela, Witkoff ha celebrato il raggiungimento di risultati tangibili. Oltre all’aspetto umanitario, le parti hanno discusso approfonditamente i metodi per attuare e monitorare un eventuale cessate il fuoco. La novità più rilevante è l’accordo per ripristinare un canale di comunicazione inter-militare, guidato dal generale statunitense Alexus Grynkewich. Si tratta di un filo diretto interrotto prima dell’invasione e considerato oggi fondamentale per prevenire escalation accidentali e mantenere una futura stabilità. Mentre Kyrylo Budanov, per il team ucraino, ha definito i colloqui “costruttivi”, il presidente Volodymyr Zelensky non ha nascosto le difficoltà, descrivendo l’atmosfera di Abu Dhabi come “non facile”. Il punto di rottura rimane la gestione del territorio: Kiev punta a un congelamento della linea del fronte attuale, mentre il Cremlino esige il controllo totale del Donbass e il riconoscimento internazionale della sovranità russa sulle aree occupate. Il Cremlino ha parlato di “passi avanti positivi”, ma non ha risparmiato stoccate agli alleati occidentali di Kiev. Il portavoce Dmitry Peskov ha accusato i “guerrafondai britannici e dell’UE” di tentare di minare i negoziati, ribadendo che lo schieramento di truppe europee in Ucraina rappresenta una linea rossa invalicabile per Mosca. Parallelamente, cresce all’interno dell’Unione Europea l’esigenza di non restare spettatori. L’idea di istituire un Inviato Speciale dell’UE per l’Ucraina sta guadagnando terreno, sostenuta con forza dai leader dei Paesi Baltici (Estonia e Lettonia) e già evocata in passato da figure come Giorgia Meloni e Pedro Sánchez. L’obiettivo è chiaro: garantire che gli interessi di Bruxelles siano rappresentati ai tavoli negoziali che, secondo Zelensky, potrebbero presto spostarsi negli Stati Uniti. Sullo sfondo si muove la diplomazia parallela di Emmanuel Macron. Le indiscrezioni su una missione a Mosca del suo consigliere diplomatico, Emmanuel Bonne, per incontrare l’omologo russo Yuri Ushakov, non hanno ricevuto conferme ufficiali ma alimentano il dibattito. Una mossa che però ha suscitato il sarcasmo del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, il quale ha definito l’approccio francese come una “diplomazia patetica”, pur ribadendo la disponibilità di Putin all’ascolto: “Se vuoi parlare seriamente, chiama: Putin risponde sempre”. La partita diplomatica resta dunque in bilico tra la pressione americana per un compromesso rapido e le resistenze dei contendenti sul terreno. I negoziati riprenderanno nelle prossime settimane, con l’incognita del ruolo che l’Europa riuscirà effettivamente a ritagliarsi nel “ritiro” dei 27 previsto per il 12 febbraio al castello di Aiden Biesen.

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