Una Settimana Santa vissuta tra la solennità dei riti antichi e l’abbraccio concreto alle periferie. È questo il filo conduttore che ha segnato l’agenda del Pontefice, protagonista nei giorni scorsi di un intenso itinerario spirituale che ha unito i luoghi simbolo della cristianità romana alle strade spesso dimenticate della Diocesi. Il cammino è iniziato già nei giorni che hanno preceduto il Triduo Pasquale, con la visita del Papa a cinque parrocchie distribuite tra i quartieri più lontani dal centro storico. Non basiliche monumentali, ma chiese di cemento e mattoni, incastonate tra palazzi popolari, mercati rionali e fermate dell’autobus. A Tor Bella Monaca, a Corviale, a Ponte di Nona, al Quarticciolo e a Primavalle il Pontefice ha incontrato famiglie, anziani soli, volontari e giovani impegnati nei doposcuola. In ognuna di queste tappe il programma è stato semplice e diretto: una breve preghiera comunitaria, l’ascolto delle testimonianze, un momento di dialogo libero. «La Chiesa non può restare al centro, deve andare dove la vita è più fragile», ha ricordato ai fedeli di una delle parrocchie visitate, stringendo mani e benedicendo bambini portati in braccio dalle madri. Le immagini delle piccole chiese gremite, delle strade chiuse per l’arrivo del corteo papale e delle persone affacciate ai balconi hanno restituito il senso di una presenza percepita come vicina e familiare. Con l’inizio della Settimana Santa l’attenzione si è poi spostata sui grandi appuntamenti liturgici della capitale. Domenica delle Palme, sull’Aventino, il Pontefice ha presieduto la celebrazione nella suggestiva cornice della basilica di Santa Sabina. Tra rami d’ulivo agitati dai fedeli e il canto dei salmi, ha invitato a «non temere la mitezza del Vangelo» e a trasformare la fede in gesti concreti di pace. Il cuore delle celebrazioni si è concentrato nei giorni del Triduo. Giovedì Santo, nella Messa in Coena Domini, il Papa ha rinnovato il rito della lavanda dei piedi scegliendo, ancora una volta, persone segnate da storie difficili: migranti, detenuti, operatori sanitari. Un segno eloquente di una Chiesa che si fa serva e che mette al centro chi spesso resta ai margini. Particolarmente intensa la serata del Venerdì Santo al Colosseo. Migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo hanno seguito la Via Crucis illuminata dalle fiaccole. Le meditazioni, affidate quest’anno a famiglie e giovani delle periferie romane, hanno intrecciato le stazioni della Passione con le sofferenze contemporanee: la guerra, la solitudine, la povertà educativa. Il Pontefice, raccolto in silenzio, ha concluso la preghiera con un appello accorato perché «le armi tacciano e prevalga il dialogo». La Veglia Pasquale in Vaticano ha rappresentato il culmine spirituale della settimana. Nella basilica di San Pietro immersa nel buio iniziale, la luce del cero pasquale ha aperto la celebrazione che ricorda la vittoria della vita sulla morte. Durante la lunga liturgia, scandita dalle letture bibliche e dai canti, il Papa ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana ad alcuni catecumeni provenienti da diversi continenti, segno visibile di una Chiesa universale e in cammino. Infine, la mattina di Pasqua, la tradizionale Messa in piazza San Pietro e la benedizione “Urbi et Orbi” hanno chiuso il percorso. Davanti a una piazza colorata di fiori e bandiere, il Pontefice ha rivolto il suo messaggio al mondo, ricordando che «la speranza cristiana non è un’idea astratta, ma un incontro che cambia la vita». Tra le periferie polverose e i marmi solenni del Vaticano, la Settimana Santa romana ha così disegnato un unico grande abbraccio. Un ponte ideale – come ha sottolineato più volte il Papa – tra il cuore della fede e le periferie dell’esistenza, dove il Vangelo è chiamato a diventare ogni giorno storia concreta.






