Il biennio 1974-1975 rappresenta una data simbolica nella storia della comunicazione italiana. In quegli anni nacquero le cosiddette radio pirata, emittenti libere che segnarono l’inizio della fine del monopolio di Stato e aprirono una stagione nuova per l’informazione, la musica e il modo stesso di raccontare il territorio. Un cambiamento profondo che, a distanza di mezzo secolo, continua a far sentire i suoi effetti anche nella Tuscia. Quelle radio, spesso nate in scantinati o in piccole stanze trasformate in studi improvvisati, non si limitarono a rompere uno schema consolidato: rivoluzionarono il linguaggio, portarono voci nuove, diedero spazio a generi musicali ignorati dai palinsesti ufficiali e compresero prima di chiunque altro le potenzialità della modulazione di frequenza e della stereofonia. Mentre il servizio pubblico rimaneva ancorato alle trasmissioni in AM e a modelli comunicativi rigidi, le emittenti locali sperimentavano, innovavano, dialogavano con il pubblico in modo diretto e immediato. Anche nella provincia di Viterbo quel fermento trovò terreno fertile. Nacquero radio di quartiere, esperienze giovanili, piccole realtà capaci però di incidere profondamente sulla vita sociale e culturale della Tuscia. Programmi dedicati alla musica emergente, notiziari locali, dibattiti, spazi per le associazioni: un universo variegato che cambiò per sempre il rapporto tra media e cittadini. Oggi, a distanza di decenni, le eredi di quella stagione pionieristica continuano a dimostrare una vitalità sorprendente. In un panorama mediatico spesso dominato da grandi network e format standardizzati, le radio locali conservano una capacità unica di cogliere le esigenze del territorio e di trasformarle in progetti concreti. Un esempio emblematico è la campagna “Tuscia in Jazz for SLA 2026”, iniziativa di solidarietà che ha trovato proprio nelle emittenti libere un megafono potente e immediato. Mentre la comunicazione nazionale fatica spesso a intercettare le urgenze del sociale, le radio della provincia viterbese si sono compattate per dare risonanza a un progetto di alto valore umano, dimostrando ancora una volta quanto il legame con la comunità resti il loro punto di forza. Interviste, dirette, spazi di approfondimento e promozione degli eventi: la rete delle emittenti locali si è messa in moto come ai tempi migliori, confermando che lo spirito delle radio pirata non è mai davvero scomparso. È cambiata la tecnologia, sono cambiate le piattaforme, ma non la missione: informare, unire, sostenere il territorio. Nella Tuscia, dunque, la lezione di quegli anni Settanta continua a vivere. E dimostra che, quando si tratta di dare voce alle cause giuste e alle storie autentiche, le radio libere sanno ancora fare la differenza.






