domenica, Febbraio 15, 2026

C’era una volta Roma: il Piano Regolatore del 1883

Nel 1882 il Consiglio Comunale approva il secondo Piano Regolatore e di Ampliamento della città di Roma che ha una validità di 25 anni e diventa operativo con il Decreto Legge dell’8 marzo 1883. Nella relazione della Commissione esaminatrice, presentata in aula, si sottolinea che “il progetto provvede ai reali bisogni della città in seguito all’aumento della popolazione e alle crescenti esigenze conseguenti alla proclamazione di Capitale del Regno”. La pianta topografica di Roma rappresenta oggi una vera opera d’arte conservata presso l’Archivio Storico Capitolino che raccoglie la documentazione prodotta dal Comune dal XII secolo a oggi e ha sede presso l’ex Oratorio dei Filippini, capolavoro barocco di Borromini in piazza dell’Orologio. Un affascinante mondo di carta, un patrimonio della memoria che custodisce questo prezioso documento, realizzato dall’Ufficio d’Arte Comunale e redatto dall’ingegnere Capo Alessandro Viviani, direttore dell’Ufficio V “Lavori Pubblici ed Edilità” e autore anche del primo Piano Regolatore di Roma, nel 1873 (mai diventato legge), che ratificava l’espansione in atto e poneva le basi per i successivi interventi. I criteri adottati nel 1882 sono sostanzialmente gli stessi definiti dal piano regolatore del 1873, con alcune aggiunte o ampliamenti. Le modifiche più rilevanti riguardano la necessità di accelerare la realizzazione delle opere pubbliche, essendo stati messi a disposizione dei fondi con la legge 209/1881 «Concorso dello Stato nelle opere edilizie della città di Roma» che prevedeva l’erogazione di 50 milioni di lire al Comune, in 20 anni, per strutture di interesse governativo e municipale. In pratica, la prima legge speciale per Roma Capitale. L’onere degli interventi ricade sul Comune che deve redigere i piani esecutivi, da sottoporre all’approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: il Palazzo di Giustizia in Prati, il Palazzo dell’Accademia delle Scienze, Piazza d’Armi, le caserme in viale delle Milizie e a Castro Pretorio “per l’alloggiamento di due reggimenti di fanteria e di un reggimento di artiglieria”, l’ospedale Militare del Celio, il Ministero della Guerra in via XX Settembre, il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale e il Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede). Di primaria importanza anche la progettazione di “nuovi ponti sul Tevere, la prosecuzione di via Nazionale fino a Ponte Sant’Angelo “con larghezza di 20 metri” e una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”. Il Piano Regolatore del 1883 propone consistenti ab­battimenti nel centro storico, tra cui: via Cavour, corso Vittorio Emanuele, via del Tritone, via Tomacelli, via Arenula e via Zanardelli, principalmente per aprire nuove piazze e ampliare o realizzare strade.

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