Qualcuno potrebbe essere chiamato a rispondere della morte di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, genitori di Claudio Carlomagno. La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, affidando le indagini ai Carabinieri. Al centro dell’inchiesta, quattro persone finite sotto la lente degli investigatori per una serie di commenti violenti e accusatori pubblicati sui social network. L’ipotesi degli inquirenti è che la coppia possa essere stata travolta da una vera e propria ondata d’odio online, culminata in una pressione psicologica tale da aver influito sulla decisione di togliersi la vita. Un filone investigativo delicato, che mira a stabilire se esista un nesso di causalità tra le frasi pubblicate sul web e il gesto estremo. La vicenda si inserisce nel drammatico contesto dell’omicidio di Federica Torzullo, delitto per il quale Claudio Carlomagno ha confessato. Nei giorni immediatamente successivi alla confessione, i profili social dei familiari dell’uomo sono stati presi d’assalto da centinaia di commenti. In particolare, il profilo di Maria Messenio – ex agente di Polizia e assessore alla Legalità del Comune di Anguillara – è diventato il bersaglio di attacchi diretti, accuse e insulti. Una valanga di messaggi che avrebbe contribuito a generare un clima di forte pressione e isolamento attorno alla coppia. Dopo l’arresto del figlio, Maria Messenio aveva rassegnato le dimissioni dall’incarico pubblico. Nei giorni successivi, insieme al marito Pasquale Carlomagno, aveva lasciato il piccolo centro per trasferirsi temporaneamente a Roma, dove vive l’altro figlio. Un tentativo di allontanarsi dall’eco mediatica e dalle tensioni crescenti. Tuttavia, la coppia era poi rientrata nella propria villetta, oggi posta sotto sequestro dagli inquirenti nell’ambito delle indagini. Il 24 gennaio si è consumata quella che molti hanno definito “la tragedia nella tragedia”: il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno. Un gesto che ha scosso profondamente la comunità e riaperto il dibattito sul peso dell’odio online e sulle conseguenze delle campagne di linciaggio mediatico. Ora la Procura punta a chiarire se i commenti pubblicati da quattro utenti possano aver avuto un ruolo determinante nel far precipitare la situazione. Gli investigatori stanno analizzando contenuti, tempistiche e modalità dei messaggi per comprendere se si sia superata la soglia della libera espressione fino a configurare un’istigazione concreta.






