giovedì, Febbraio 19, 2026

Fontana nella leggenda: supera Mangiarotti, è l’azzurra più medagliata di sempre

La storia cambia volto al Forum di Assago, ribattezzato per l’occasione “Milano Ice Skating Arena”. Con l’argento nella staffetta femminile dei 3000 metri di short track, Arianna Fontana diventa l’azzurra più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici, superando il mito della scherma Edoardo Mangiarotti. Il sorpasso è nei numeri e nella leggenda. Mangiarotti, tra Berlino 1936 e Roma 1960, conquistò 6 ori, 5 argenti e 2 bronzi in cinque edizioni dei Giochi. Fontana, da Torino 2006 fino a Milano Cortina, in sei partecipazioni olimpiche ha messo insieme 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi: quattordici medaglie complessive, una in più del fuoriclasse della scherma. Un primato che racconta continuità, talento e una longevità agonistica senza precedenti nello sport italiano. L’argento arriva al termine di una gara vibrante. L’Italia chiude alle spalle soltanto della Corea del Sud nella staffetta 3000 metri donne. Resta un minimo di rammarico per il sorpasso delle coreane a un giro e mezzo dalla fine, ma la prova delle azzurre è di altissimo livello e consegna un’altra medaglia alla spedizione italiana, la quattordicesima per Fontana. Un podio che sa di consacrazione definitiva. Non manca però l’amarezza nella giornata dello short track. Nella semifinale dei 500 metri maschili, Pietro Sighel è vittima di un contatto con il canadese Steven Dubois Laoun: quando era secondo a pochi metri dal traguardo, l’azzurro viene toccato e finisce a terra insieme all’avversario. Molto discutibile la decisione dei giudici di non sanzionare il canadese, tra le proteste della delegazione italiana. Sugli spalti, a seguire le gare, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seduta in tribuna autorità accanto al ministro per lo Sport Andrea Abodi. Con loro il presidente della Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò e il governatore lombardo Attilio Fontana. Una presenza istituzionale che sottolinea il peso simbolico di una giornata destinata a restare negli annali. In vista dell’apertura dei Giochi Paralimpici, il mondo si accorge che le bandiere di Russia e Bielorussia torneranno a sfilare. La decisione, in realtà, risale a cinque mesi fa, ma ora le reazioni si fanno roventi. L’Ucraina alza i toni. Il ministro dello Sport di Kiev, Matviy Bidny, annuncia su X: “È scandaloso, non saremo presenti alla cerimonia di apertura. Non parteciperemo a nessuno degli eventi ufficiali”. Il ministro degli Esteri Andriy Sybiha incarica gli ambasciatori di incoraggiare altri Paesi a fare altrettanto. Prende posizione anche il Comitato Paralimpico della Lituania: “Il nostro obiettivo è un’edizione senza aggressori”, afferma il presidente Mindaugas Bilius, mentre si valutano iniziative comuni con altri Paesi baltici e scandinavi. Diserterà la cerimonia anche il Commissario europeo per la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef: “Non posso sostenere il ripristino di simboli nazionali, bandiere, inni e uniformi, inseparabili da quel conflitto, mentre la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina continua”. L’Italia, a Seul, avrebbe votato per mantenere la formula neutrale, senza inno e bandiera. “Gli atleti devono gareggiare – taglia corto il presidente del Cip Marco Giunio De Sanctis – il resto è solo politica”. Ma ammette che “quello che stona è la doppia decisione”: sospensione parziale per il Cio, reintegro completo per l’Ipc. Il Comitato Olimpico Internazionale ha infatti consentito la partecipazione sotto bandiera neutrale, a condizione che gli atleti non fossero sotto contratto con l’esercito e non avessero sostenuto attivamente l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Diversa la linea del Comitato Paralimpico Internazionale, che ha bocciato la mozione di sospensione parziale restituendo di fatto pieni diritti ai comitati paralimpici di Russia e Bielorussia. Cio e probabilmente anche Ipc erano convinti che nessun atleta si sarebbe presentato, considerando i tempi stretti per le qualificazioni e la decisione della Federazione Internazionale Sci e Snowboard di non agevolare il rientro. Ma la partita si è spostata al Tas di Losanna. La Federsci russa, 12 atleti e para-atleti e il Comitato Paralimpico Russo hanno fatto ricorso e lo hanno vinto. Stesso esito per la Federazione Sci bielorussa e cinque atleti sotto bando. Così potranno gareggiare, tra gli altri, il tre volte oro paralimpico nello sci alpino Alexey Bugaev, la due volte campionessa del mondo Varvara Voronchikhina, il fondista Ivan Golubkov, Anastasia Bagiyan con la guida Sergey Sinyakin, i parasnowboarder Dmitry Fadeev e Philipp Shebbo Monzer. Per la Bielorussia, nel Para Cross, Valentina Birilo, Lidiya Loban, Darya Fedkovich e Roman Sviridenko. Lo sport torna così a intrecciarsi con la geopolitica. Tra piste ghiacciate e aule di tribunale, le medaglie raccontano imprese. Le bandiere, invece, dividono.

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