Due amministratrici di sostegno finite in carcere, sei persone agli arresti domiciliari e quattro indagati. È il bilancio dell’operazione condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Roma che ha scoperchiato un presunto sistema costruito – secondo l’accusa – sulla pelle delle persone più deboli. Un meccanismo che avrebbe consentito di sottrarre almeno mezzo milione di euro ad anziani e soggetti fragili, incapaci di difendersi. Le misure cautelari sono scattate tra Castel Gandolfo, Ariccia, Albano Laziale e Ardea, in particolare nella zona di Marina di Tor San Lorenzo, dove gli investigatori hanno eseguito parte dei provvedimenti disposti dall’autorità giudiziaria. Al centro dell’indagine un gruppo composto da otto persone, tutte parenti o conoscenti delle due principali indagate, che gravitava intorno a un’associazione di volontariato con sede a Grottaferrata e a un patronato–centro di assistenza pensioni a Genzano di Roma, gestito proprio dalle amministratrici finite in carcere. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le due donne, sfruttando il ruolo di amministratrici di sostegno nominato dal giudice tutelare, avrebbero avuto accesso diretto ai conti correnti e ai patrimoni degli assistiti. Un incarico delicato, pensato per proteggere persone non autosufficienti o con gravi difficoltà, che sarebbe stato invece utilizzato – sempre secondo l’ipotesi accusatoria – per drenare denaro attraverso prelievi, bonifici e spese non giustificate. Il presunto sistema avrebbe funzionato grazie a una rete familiare e fiduciaria: i fondi sottratti sarebbero transitati su conti riconducibili a parenti o persone vicine alle due amministratrici, con operazioni frammentate per non destare sospetti. Le somme, secondo le stime investigative, ammonterebbero ad almeno 500mila euro. L’indagine, coordinata dalla Procura, sarebbe partita da alcune segnalazioni anomale e da controlli incrociati sui movimenti bancari di soggetti particolarmente vulnerabili. Approfondendo le verifiche, i Carabinieri avrebbero ricostruito una serie di operazioni ritenute incompatibili con le esigenze e le condizioni economiche degli assistiti. Le accuse ipotizzate, a vario titolo, vanno dall’appropriazione indebita aggravata alla truffa, fino alla circonvenzione di incapace. Per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. La vicenda ha suscitato forte sconcerto anche ad Ardea, in particolare nella frazione di Marina di Tor San Lorenzo, dove alcuni dei coinvolti risiedono. Colpisce soprattutto il contesto in cui, secondo l’accusa, si sarebbe sviluppato il presunto sistema: quello dell’assistenza e del volontariato, ambiti tradizionalmente legati alla tutela delle persone fragili. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare se vi siano altre vittime. Gli investigatori non escludono che il numero delle persone coinvolte possa aumentare con il proseguire degli accertamenti.
Ardea, truffa agli anziani: due amministratrici di sostegno in carcere.






