Gli anziani affidati alle due amministratrici di sostegno, secondo l’inchiesta in corso, vivevano in condizioni di grave trascuratezza, incapaci di soddisfare persino i bisogni primari. Dall’acquisto della biancheria intima a una semplice visita medica, nulla veniva garantito ai soggetti fragili sotto la loro tutela, suscitando sgomento tra familiari e operatori sociali. Secondo l’impianto accusatorio, il denaro destinato agli assistiti avrebbe invece preso altre strade. Bonifici, prelievi in contanti e false dichiarazioni di prestazioni lavorative mai effettivamente svolte avrebbero alimentato un circuito illecito. Parte dei fondi sarebbe stata utilizzata direttamente dagli indagati per spese personali; un’altra parte trasferita a parenti e volontari legati all’associazione di Grottaferrata, creando una rete di beneficiari collaterali che gravitava attorno al sistema. Quando le due amministratrici sono state chiamate a rendere conto della gestione dei beni, avrebbero reagito con una frenetica attività di falsificazione documentale. Nel centro di assistenza pensioni di Genzano di Roma sarebbero stati redatti rendiconti fittizi: scontrini raccolti senza criterio, giustificativi di spesa privi di collegamento con i singoli assistiti e documenti ideologicamente e materialmente falsi, creati per dare l’impressione di una gestione trasparente.L’inchiesta dei Carabinieri ha fatto emergere un quadro preoccupante, con evidenti condotte illecite a danno dei più fragili e la manipolazione dei sistemi di controllo amministrativo. Le accuse contestate vanno dalla circonvenzione di incapace al peculato e al falso, e le indagini proseguono per accertare la portata effettiva delle somme sottratte e l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti. Un caso che ha scosso la comunità di Ardea e dei Castelli Romani, portando all’attenzione pubblica il rischio di abusi nei confronti di chi, per fragilità o età avanzata, si trova completamente dipendente da chi dovrebbe tutelarlo.






