sabato, Febbraio 21, 2026

Attacco a Odessa. Progressi tra i 27 su nuove sanzioni alla Russia

La Russia e’ tornata ad attaccare Odessa nella notte. A quanto riferito da RBC-Ucraina, droni russi hanno causato danni alle infrastrutture urbane e a diverse strutture residenziali, con diversi incendi divampati in seguito al raid. Tra l’altro sono stati colpiti quattro edifici residenziali e una scuola. I negoziati con l’Ucraina devono proseguire, ma un compromesso deve soddisfare gli obiettivi della Russia. Lo ha dichiarato l’ex primo ministro ucraino (2010-2014) Mykola Azarov alla Tass. “Non può essere altrimenti – ha specificato – perché il costo del conflitto è estremamente elevato, e quindi i tentativi di trovare un terreno comune per un compromesso sono estremamente importanti. Un’altra questione è che tipo di compromesso sarà, come soddisferà gli obiettivi della Russia e, soprattutto, quali obiettivi soddisferà in termini di interessi del popolo russo e ucraino”, ha affermato. A quanto si apprende a Bruxelles, il Coreper ha proseguito la discussione sul 20° pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia. Il testo rivisto presentato è stato considerato un passo avanti dalla maggioranza degli Stati membri. Alcuni Stati membri hanno sollevato riserve d’esame, ma il testo è considerato stabile. Per quanto riguarda i prossimi passi, la Presidenza cipriota del Consiglio Ue proseguirà le consultazioni, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro il 24 febbraio. “Oggi si sono già svolte diverse consultazioni con il team negoziale e noi, in Ucraina, ci stiamo preparando intensamente per i futuri incontri con le parti americana e russa. L’Ucraina è impegnata per il successo dei negoziati e per la natura costruttiva degli incontri: sul fronte umanitario, militare e politico, i risultati sono necessari ovunque. Ringrazio il team del Presidente Trump – Steve Witkoff e Jared Kushner –  – per aver lavorato 24 ore su 24 per creare tutte le condizioni necessarie per una diplomazia forte e una vera fine della guerra. Grazie a tutti coloro che stanno aiutando!”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su X. Lo scontro tra Budapest e Kiev raggiunge un nuovo picco di tensione. Attraverso un post pubblicato su X, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha ufficializzato il legame tra il veto sul prestito UE da 90 miliardi di euro e l’interruzione delle forniture energetiche: «Stiamo bloccando il prestito all’Ucraina finché non riprenderà il transito del petrolio verso l’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba». Secondo la ricostruzione del governo Orbán, l’Ucraina starebbe deliberatamente bloccando il transito del greggio in coordinamento con Bruxelles e con le forze di opposizione ungheresi. L’obiettivo, secondo Szijjártó, sarebbe quello di provocare interruzioni nelle forniture e causare un aumento dei prezzi del carburante proprio alla vigilia delle elezioni di aprile, con lo scopo di destabilizzare l’esecutivo in carica. «L’Ucraina sta ricattando l’Ungheria», ha incalzato il ministro, aggiungendo che il blocco del Druzhba rappresenterebbe una violazione diretta dell’accordo di associazione UE-Ucraina. Secondo Budapest, venendo meno agli impegni presi nei confronti dell’Unione, Kiev perderebbe il diritto ai sostegni finanziari previsti.

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