sabato, Febbraio 21, 2026

Il New York Times: “Evacuate le basi Usa in Medio Oriente per le tensioni con l’Iran”

Centinaia di soldati americani sono stati evacuati dalle basi in Medio Oriente in vista di unpossibile attacco americano dell’Iran e della conseguente risposta di Teheran. Lo riferiscono funzionari del Pentagono al New York Times precisando che le basi interessate sono quella di Al Udeid in Qatar e quelle in Bahrein, dove si trova la Quinta Flotta della Marina. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che “l’Iran dovrebbe raggiungere un accordo”.  La portaerei USS Gerald R. Ford è entrata oggi nel Mar Mediterraneo, rafforzando ulteriormente la potenza di fuoco americana in una regione che ha visto un massiccio rafforzamento militare in vista di potenziali attacchi contro l’Iran. I mezzi militari statunitensi dispiegati in Medio Oriente o nelle sue vicinanze: Washington ha attualmente 13 navi da guerra in Medio Oriente: una portaerei, la USS Abraham Lincoln, nove cacciatorpediniere e tre navi da combattimento litoranee, ha dichiarato un funzionario statunitense. La Ford, la portaerei piu’ grande del mondo, e’ stata vista attraversare lo Stretto di Gibilterra verso il Mediterraneo in una foto scattata oggi. E’ accompagnata da tre cacciatorpediniere e, una volta in posizione, portera’ il numero totale di navi da guerra statunitensi in Medio Oriente a 17. Entrambe le portaerei hanno un equipaggio di migliaia di marinai e hanno squadriglie aeree composte da decine di aerei da guerra. E’ raro avere due di queste enormi navi da guerra in Medio Oriente contemporaneamente.
AEREI Oltre agli aerei sulle portaerei, gli Stati Uniti hanno inviato decine di altri aerei da guerra in Medio Oriente, secondo i resoconti di intelligence open source su X, il sito web di tracciamento dei voli Flightradar24 e i resoconti dei media. Tra questi, i caccia stealth F-22 Raptor e F-35 Lightning, gli aerei da guerra F-15 e F-16 e il velivolo da rifornimento in volo KC-135, necessari per sostenere le loro operazioni.
Gli Usa hanno anche potenziato le loro difese aeree terrestri in Medio Oriente, mentre i numerosi cacciatorpediniere lanciamissili nella regione forniscono capacita’ di difesa aerea in mare. Sebbene non si preveda che le forze di terra prendano parte ad azioni offensive contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno decine di migliaia di militari nelle basi in Medio Oriente, potenzialmente vulnerabili a un contrattacco. Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato di “considerare” un attacco limitato contro l’Iran. “Immagino di poter dire che lo sto considerando”, ha risposto il capo della Casa Bianca a un giornalista che gli aveva chieste se stesso prendendo in considerazione un attacco all’Iran. Donald Trump valuta le sue opzioni per l’Iran ma finora non ha fornito spiegazioni né sul perché attaccare e perché farlo proprio ora. Lo afferma il New York Times sottolineando come il presidente non ha fornito alcuna valutazione sull’urgenza della possibile minaccia che arriva dall’Iran o sul perché voglia colpire i siti nucleari di Teheran che ha più volte detto sono stati “obliterati” dall’attacco Midnight Hammer.
Se Trump appare concentrato sulle armi nucleari iraniane, i suoi consiglieri hanno di volta in volta fornito motivazioni diverse per un possibile attacco, dal proteggere i manifestanti alla distruzione dell’arsenale missilistico del paese passando per la necessità di mettere fine al sostegno di Teheran a Hamas e Hezbollah. Uno dei temi è se la “forza militare possa effettivamente raggiungere questi obiettivi. La maggior parte dell’uranio” è stata distrutta a giugno “e non è chiaro come i raid aerei possano aiutare i manifestanti o convincere l’Iran a smettere di finanziare il terrorismo”, mette in evidenza il New York Times.
Il presidente “non ha mai descritto con chiarezza i suoi obiettivi” e non si è soffermato a spiegare e “preparare gli americani a un attacco contro un paese di 90 milioni di abitanti. Non ha spiegato perché questo è il momento di affrontare l’Iran e non la Corea del Nord”, osserva il New York Times constatando come “raramente nella storia moderna gli Stati Uniti si sono preparati a condurre un atto di guerra con così poche spiegazioni e così poco dibattito”. Teheran ha lanciato missili contro una base statunitense in Qatar dopo che Washington ha colpito tre siti nucleari iraniani nel giugno 2025, ma sono stati abbattuti dalle difese aeree. Quando gli e’ stato chiesto in conferenza stampa se avesse un messaggio per il popolo iraniano, ha risposto: “L’Iran dovrebbe raggiungere un accordo. E’ una situazione molto triste. Il popolo iraniano è migliore dei suoi leader. Trentaduemila persone sono state uccise in poco tempo: alcuni manifestanti sono stati addirittura impiccati con una gru”. Il ministro del Petrolio iraniano, Mohsen Paknejad, non ha escluso un’eventuale cooperazione tra Iran e Stati Uniti nel settore petrolifero e del gas, precisando che non è chiaro se sarà possibile a breve. Interpellato dalla stampa sulle probabilità di una cooperazione tra Iran e Stati Uniti, alla luce dei negoziati in corso sul nucleare iraniano, Paknejad ha risposto: “Tutto è possibile”.Stando a quanto riportato oggi dall’agenzia di stampa Tasnim, il 15 febbraio scorso, due giorni prima del secondo colloquio avuto da Teheran con Washington a Ginevra, il vicedirettore per la Diplomazia economica del ministero degli Esteri iraniano, Hamid Qanbari, ha dichiarato in una riunione alla Camera di Commercio iraniana che “interessi comuni nei settori del petrolio e del gas, giacimenti congiunti, investimenti minerari e persino l’acquisto di aeromobili sono stati inclusi nel testo dei negoziati”.Oggi l’emittente americana Cbs, citando una fonte al corrente dei negoziati, ha riferito di colloqui tra le due parti anche su un possibile accordo economico.

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