lunedì, Maggio 18, 2026

Il piccolo Domenico è morto: l’annuncio del legale della famiglia. Arresto cardiaco all’alba

Il bimbo trapiantato a Napoli è morto. Lo rende noto l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”. Lo si legge nella nota dell’azienda sanitaria di cui fa parte l’ospedale Monaldi in cui era ricoverato da circa 60 giorni il piccolo Domenico. L’ultimo consulto di esperti di tutta Italia aveva escluso ogni chance per lui: il cuore individuato martedì è stato impiantato a un bimbo nell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. La mamma, Patrizia, e il suo consulente medico legale avevano rinunciato alla richiesta di ulteriori pareri a specialisti europei. Nella riunione di stamane – con i medici del Monaldi e il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, nell’ambito del percorso di pianificazione condivisa delle cure – l’azienda ospedaliera aveva proposto “una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. Domenico non era stato separato dall’Ecmo, il macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporea che lo ha tenuto in vita dopo il fallito trapianto del 23 dicembre e che, con un impiego così lungo, gli ha gravemente danneggiato gli organi interni: farlo dopo avrebbe equivalso a staccare deliberatamente una spina. “Non soffre assolutamente”, aveva garantito ai cronisti il cardiologo del Monaldi, Antonio Corcione, “ma i suoi parametri sono molto critici. Ovviamente siamo tutti sconvolti dal punto di vista umano, e non smettiamo di pensare a quella mamma amabilissima che veglia il suo bambino”. Francesco Petruzzi, legale della famiglia, aveva reso noto di aver “presentato, insieme alla famiglia, l’istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’ospedale aveva accettato. L’avvocato aveva precisato la natura della decisione: “Non si tratta di eutanasia, ma di una procedura necessaria a evitare l’accanimento terapeutico, poiché purtroppo non vi sono più speranze di guarigione”. La Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC) è uno strumento previsto dall’articolo 5 della Legge 219/2017, riguardante le norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Tale norma permette a un paziente, in costante dialogo con l’équipe medica, di definire i trattamenti sanitari da ricevere o rifiutare qualora, in futuro, sopraggiungesse uno stato di incapacità di autodeterminarsi. Nel caso di minori o persone incapaci, il percorso viene concordato tra i medici e i rappresentanti legali, mettendo sempre al centro la dignità e il miglior interesse del paziente. “L’invito a tutti, anche ai media, in questa fase in cui la conclusione non è quella che tutti speravano, è di far scendere il silenzio e lasciare, giustamente, in pace la famiglia che è raccolta nell’intimità del dolore, su cui esprimiamo il massimo del rispetto”. Così il presidente della Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, a margine dell’evento a Roma dedicato alla VI Giornata del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, sul caso del bimbo ricoverato. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, le parole Patrizia Mercolino.

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