Condizioni in “ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. Il piccolo Domenico è stanco, dopo due mesi di battaglia per la vita. La prognosi infausta, su cui concordano tutti gli esperti, riecheggia nel bollettino clinico dell’ospedale Monaldi e nella composta rassegnazione di mamma Patrizia, che oggi ha concordato con i medici il passaggio alla terapia palliativa: no a un inutile accanimento terapeutico, piuttosto garantire al bimbo di due anni e mezzo, vittima di una drammatica serie di errori che hanno portato a trapiantargli un cuore inservibile, un fine vita dignitoso e privo di sofferenze. L’ultimo consulto di esperti di tutta Italia ha escluso ogni chance per lui: il cuore individuato martedì è stato impiantato a un bimbo nell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. La mamma, Patrizia, e il suo consulente medico legale hanno rinunciato alla richiesta di ulteriori pareri a specialisti europei. Trascorsi i giorni della lotta, è il momento di quelli del silenzio e del raccoglimento. Nella riunione di stamane – con i medici del Monaldi e il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, nell’ambito del percorso di pianificazione condivisa delle cure – l’azienda ospedaliera ha proposto “una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente “saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici”. Domenico non sarà separato dall’Ecmo, il macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporea che lo ha tenuto in vita dopo il fallito trapianto del 23 dicembre e che, con un impiego così lungo, gli ha gravemente danneggiato gli organi interni: farlo ora equivarrebbe a staccare deliberatamente una spina. Nessuna eutanasia e nessun accanimento, lo sfortunato bimbo di Nola dorme, forse sogna sentendo accanto a sé il calore della madre. “Non soffre assolutamente”, garantisce ai cronisti il cardiologo del Monaldi, Antonio Corcione, “ma i suoi parametri sono molto critici. Ovviamente siamo tutti sconvolti dal punto di vista umano, e non smettiamo di pensare a quella mamma amabilissima che veglia il suo bambino”. Francesco Petruzzi, legale della famiglia, aveva reso noto di aver “presentato, insieme alla famiglia, l’istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’ospedale aveva accettato. L’avvocato aveva precisato la natura della decisione: “Non si tratta di eutanasia, ma di una procedura necessaria a evitare l’accanimento terapeutico, poiché purtroppo non vi sono più speranze di guarigione”. La Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC) è uno strumento previsto dall’articolo 5 della Legge 219/2017, riguardante le norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Tale norma permette a un paziente, in costante dialogo con l’équipe medica, di definire i trattamenti sanitari da ricevere o rifiutare qualora, in futuro, sopraggiungesse uno stato di incapacità di autodeterminarsi. Nel caso di minori o persone incapaci, il percorso viene concordato tra i medici e i rappresentanti legali, mettendo sempre al centro la dignità e il miglior interesse del paziente. “L’invito a tutti, anche ai media, in questa fase in cui la conclusione non è quella che tutti speravano, è di far scendere il silenzio e lasciare, giustamente, in pace la famiglia che è raccolta nell’intimità del dolore, su cui esprimiamo il massimo del rispetto”. Così il presidente della Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, a margine dell’evento a Roma dedicato alla VI Giornata del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, sul caso del bimbo ricoverato. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, le parole Patrizia Mercolino. Al momento a Napoli risultano indagati per lesioni colpose gravissime 6 persone tra medici e paramedici, membri dell’équipe sanitaria che si è occupata dell’espianto del cuore dal paziente pediatrico deceduto a Bolzano, del trasporto dell’organo e infine dell’operazione di trapianto eseguita al Monaldi, nonostante al suo arrivo il cuore fosse ormai irrimediabilmente danneggiato. Come e quando sia avvenuto il danneggiamento, e chi ne sia stato il materiale responsabile, sono gli aspetti al centro dell’indagine. La ricostruzione di quanto accaduto il 23 dicembre nel frattempo si è arricchita con le dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi dimesso sei giorni dopo il trapianto fallito e ascoltato quattro giorni fa dai pm di Napoli, e dagli audit interni dell’azienda ospedaliera. Da questi ultimi in particolare emergerebbe che i medici provenienti dal Monaldi e giunti all’ospedale di Bolzano, dopo aver riposto il cuore nel box per il trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello; il riempimento sarebbe però avvenuto con l’utilizzo di ghiaccio secco e non ghiaccio di acqua, errore risultato poi fatale per la conservazione dell’organo. L’ospedale Monaldi di Napoli ha rilasciato la documentazione medica legata al ricovero, alle terapie e all’operazione di trapianto subite da Domenico collegato ormai da 57 giorni alla macchina cuore-polmone. La documentazione chiesta dal legale della famiglia è stata consegnata alla madre e ora sarà valutata con il medico legale consulente della famiglia.






