sabato, Febbraio 21, 2026

Stipendi, la Tuscia fanalino di coda nel Lazio: retribuzioni più basse e forte precarietà

La Tuscia è la provincia del Lazio con gli stipendi medi più bassi. A certificarlo è l’ultimo dossier “Il lavoro nel Lazio”, elaborato da Uil Lazio in collaborazione con Eures e aggiornato a febbraio 2026, che fotografa una realtà economica e occupazionale a due velocità nella regione. In provincia di Viterbo la retribuzione media lorda si ferma a 18.356 euro annui, il dato più basso tra le cinque province laziali. Un divario netto rispetto a Roma, dove la media supera i 26 mila euro, e inferiore anche alle province di Frosinone (21 mila euro), Latina e Rieti, entrambe sopra i 19 mila euro. Non è solo una questione di cifre assolute. Nella Tuscia appena un contratto su cinque è a tempo indeterminato, segnale evidente di un tessuto produttivo fragile e caratterizzato da alta instabilità lavorativa. Un elemento che incide direttamente sul potere d’acquisto: tra il 2019 e il 2024 il reddito medio reale è calato del 3,7%, eroso dall’inflazione e dalla stagnazione salariale. Particolarmente preoccupante il divario di genere. Nel 2025 gli uomini in provincia di Viterbo hanno percepito una retribuzione media di 21.853 euro, mentre le donne si sono fermate a 14.459 euro: un gap di circa un terzo che certifica una forte precarietà del lavoro femminile. Peggio della Tuscia, in questo senso, fa solo la provincia di Frosinone, con una differenza che supera gli 8 mila euro. Le donne, secondo il report, sono impiegate prevalentemente con contratti a termine e part time, spesso involontari. Nel 2025 i contratti a tempo determinato femminili sono cresciuti del 31,4%, contro un aumento dell’8,2% di quelli a tempo indeterminato. Un dato che evidenzia la fragilità strutturale del sistema occupazionale in rosa. Il quadro regionale conferma un mercato del lavoro segnato da forti contraddizioni. Se da un lato il Lazio ha raggiunto nel 2024 il tasso di occupazione più alto di sempre (64%), dall’altro circa l’80% dei nuovi contratti attivati è di tipo atipico o precario. Numeri record che nascondono però un peggioramento della qualità del lavoro e una crescita dei cosiddetti “working poor”: aumentano infatti i lavoratori con redditi inferiori ai 10 mila euro annui. La situazione è ancora più critica per i giovani under 35, la cui retribuzione media scende sotto gli 8 mila euro. Un dato che evidenzia come l’ingresso nel mondo del lavoro sia sempre più segnato da instabilità e salari insufficienti. Sul fronte della sicurezza resta alta l’allerta: nei primi mesi del 2025 in tutto il Lazio sono state presentate oltre 13 mila denunce di infortunio all’Inail, con una forte concentrazione nell’area metropolitana di Roma. Infine, il dossier segnala la crescente carenza di personale qualificato in diversi settori, paradosso che si affianca alla diffusione della precarietà. Un sistema che crea occupazione nei numeri, ma che fatica a garantire stabilità, qualità e retribuzioni adeguate, con la Tuscia che paga il prezzo più alto all’interno del panorama regionale.

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