Il discorso sullo Stato dell’Unione del 2026 non è stato solo uno dei più tesi, ma è diventato ufficialmente il più lungo nella storia degli Stati Uniti. Donald Trump ha parlato per oltre un’ora e 40 minuti, superando il precedente record di Bill Clinton, che nel 2000 si era fermato a un’ora e 29 minuti. La durata fluviale dell’intervento, unita ai toni accesi, ha spinto numerosi membri dell’opposizione a una scelta drastica: l’abbandono dell’aula prima della conclusione. «Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare». Con queste parole il Presidente Donald Trump ha gelato l’aula del Congresso, mettendo in guardia la Repubblica Islamica sulle conseguenze di un mancato accordo. Il Presidente ha sottolineato come Teheran abbia già sviluppato vettori balistici in grado di colpire non solo l’Europa, ma gli stessi Stati Uniti, definendo il programma missilistico iraniano una minaccia esistenziale per l’Occidente.L’avvertimento arriva in un momento di estrema tensione: se da un lato Trump ha confermato che i suoi inviati speciali, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono pronti a nuovi colloqui a Ginevra, dall’altro ha ricordato i bombardamenti di precisione effettuati nell’estate del 2025 contro i siti di Fordow e Natanz. «Abbiamo già dimostrato cosa siamo in grado di fare», ha aggiunto il Presidente, ribadendo che la “fase due” della sua strategia di massima pressione sarà «molto traumatica» per il regime se non si giungerà a un’intesa definitiva entro i prossimi dieci giorni. Durante il discorso sullo Stato dell’Unione, Donald Trump ha tracciato un bilancio della sua strategia di “Pace attraverso la Forza”, elencando una serie di conflitti che rivendica di aver disinnescato. Il Presidente ha citato il Congo (riferendosi all’accordo di Washington del dicembre 2025 tra RDC e Ruanda) e il Nagorno-Karabakh, presentando gli Stati Uniti non più come “poliziotto del mondo”, ma come il mediatore supremo capace di chiudere guerre decennali attraverso accordi commerciali e pressione diretta. Il momento più significativo è stato il ringraziamento pubblico al team che ha gestito la crisi in Medio Oriente. Trump ha attribuito la fine delle ostilità a Gaza e il ritorno degli ostaggi al lavoro di tre figure chiave: Steve Witkoff e Jared Kushner: Definiti i “negoziatori instancabili”, Trump ha elogiato il loro approccio imprenditoriale alla diplomazia, culminato nella creazione del Board of Peace, l’organismo internazionale presieduto dallo stesso Trump per la ricostruzione della Striscia. Marco Rubio: Il Presidente ha chiesto un’insolita standing ovation per il suo Segretario di Stato, descrivendolo come il motore di una nuova era diplomatica. Rubio, visibilmente commosso, è stato applaudito lungamente dalla platea repubblicana (e da una parte dei moderati), consolidando la sua posizione come figura centrale dell’amministrazione. Donald Trump ha usato il palcoscenico dello Stato dell’Unione per lanciare un attacco frontale ai Democratici, ritenuti colpevoli dello shutdown parziale che sta colpendo il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS). Secondo il Presidente, il blocco dei fondi non è solo una manovra politica, ma un pericolo diretto per i cittadini: «Hanno chiuso l’agenzia che ci protegge da terroristi e assassini», ha tuonato dal podio del Congresso. Oltre al tema della sicurezza, Trump ha puntato il dito sulle ricadute economiche dell’instabilità legislativa, citando cifre pesanti per l’economia americana. Il Presidente ha sostenuto che il precedente shutdown (avvenuto a inizio febbraio 2026) è costato agli Stati Uniti due punti di PIL. “Immagino che i democratici ne saranno contenti”, ha aggiunto con sarcasmo, accusando l’opposizione di voler danneggiare intenzionalmente la crescita della nazione per colpire la sua amministrazione. Il braccio di ferro riguarda la richiesta dei Democratici di riformare le agenzie di frontiera (ICE e CBP) dopo i recenti incidenti in Minnesota, una condizione che Trump ha respinto definendola un tentativo di “smantellare la legge e l’ordine”. Il Presidente ha concluso il passaggio chiedendo il ripristino immediato e incondizionato dei fondi, legando la riapertura del Dipartimento alla sopravvivenza stessa della “nuova età dell’oro” economica da lui proclamata. Nella risposta democratica allo Stato dell’Unione, la governatrice della Virginia Abigail Spanberger ha lanciato un duro atto d’accusa contro la gestione della sicurezza interna e dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump. Contestando la retorica del Presidente, Spanberger ha affermato che le attuali politiche non stanno aumentando la sicurezza nazionale, ma stanno distogliendo risorse preziose dalla lotta al crimine reale. “Ogni minuto speso a seminare paura è un minuto non speso a indagare su omicidi, crimini contro i minori o criminali che frodano gli anziani dei risparmi di una vita”, ha dichiarato la governatrice, sottolineando come l’enfasi sulle deportazioni di massa stia indebolendo le forze dell’ordine nei settori più critici. Spanberger ha dato un volto umano alla sua denuncia citando il caso di Liam Conejo Ramos, un bambino di cinque anni fermato dagli agenti dell’ICE a Minneapolis e trasferito in un centro di detenzione lontano dalla sua famiglia. “Hanno mandato dei bambini, un bambino con un cappellino blu, in centri di detenzione lontani”, ha detto con amarezza, portando l’attenzione pubblica sulle conseguenze umane delle operazioni di frontiera. La governatrice ha poi toccato il punto più alto della tensione accusando agenti federali di condotte irresponsabili che avrebbero portato alla morte di cittadini statunitensi: Vittime civili: Spanberger ha ricordato i nomi di Renee Good e Alex Pretti, cittadini americani che, secondo la denuncia democratica, sarebbero rimasti uccisi durante operazioni condotte in modo sconsiderato nelle strade cittadine. “Il nostro sistema dell’immigrazione, ormai in rovina, è un problema da risolvere, non una scusa per agenti irresponsabili di terrorizzare le nostre comunità”, ha concluso, chiedendo una riforma che ristabilisca lo stato di diritto senza violare i diritti umani fondamentali. «”Donald Trump non ha detto la verità”. Con queste parole cariche di sfida, la governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, ha aperto la replica democratica al discorso sullo Stato dell’Unione, trasformando il tradizionale intervento dell’opposizione in un duro atto d’accusa contro la politica economica della Casa Bianca. La governatrice ha puntato il dito direttamente sulle tasche dei cittadini, contestando la narrazione presidenziale secondo cui i dazi verrebbero pagati esclusivamente dai Paesi stranieri. Secondo i dati riportati da Spanberger: Da quando Trump è tornato in carica lo scorso anno, le sue politiche commerciali avrebbero costretto ogni famiglia americana a pagare mediamente oltre 1.700 dollari in più a causa dell’aumento dei prezzi. “Le piccole imprese ne hanno sofferto. Gli agricoltori hanno sofferto. Gli americani ne stanno pagando il prezzo”, ha incalzato la governatrice, descrivendo le manovre tariffarie come “sconsiderate”. Spanberger non ha risparmiato il Congresso, accusando i parlamentari della maggioranza di essere complici dell’agenda del Presidente. “I Repubblicani continuano a non voler far valere la loro autorità costituzionale per fermarlo”, ha attaccato, riferendosi al tentativo di Trump di scavalcare il potere legislativo in materia fiscale. “Vi stanno rendendo la vita più difficile. Vi stanno rendendo la vita più costosa”.
Trump sullo Stato dell’Unione: “L’America vive la sua nuova età dell’oro”. Duro scontro coi democratici






