mercoledì, Febbraio 25, 2026

Zelensky: “Nuove sanzioni Ue prima possibile”, Russia: “L’operazione continua”

Nel quarto anniversario dell’invasione russa, i vertici dell’Unione Europea hanno scelto di onorare l’alleanza con Volodymyr Zelensky con un gesto simbolico e concreto. Ursula von der Leyen e Antonio Costa sono tornati a Kiev dopo una missione lampo di oltre venti ore di treno dalla Polonia. Insieme al leader ucraino, il Presidente del Consiglio Europeo e la Presidente della Commissione si sono recati in piazza Maidan, cuore della resistenza giallo-blu, per omaggiare il coraggio del popolo ucraino. In una Kiev che per la prima volta dopo giorni registra temperature sopra lo zero, e con i raid russi eccezionalmente silenti, i leader hanno affrontato il tema della crisi energetica. Von der Leyen ha messo sul piatto 100 milioni di euro in aiuti immediati, promettendo un piano per stabilizzare la rete elettrica dei 21 oblast ucraini. Tuttavia, l’ombra del veto ungherese incombe sugli aiuti massicci. Viktor Orbán tiene infatti sotto scacco sia il ventesimo pacchetto di sanzioni, sia il prestito da 90 miliardi di euro concordato a dicembre. “Non rispettare i patti è inaccettabile”, hanno dichiarato Costa e von der Leyen, accusando Budapest di violare il principio di leale cooperazione. Zelensky ha poi rintuzzato le critiche ungheresi sul blocco dei flussi petroliferi: “Orbán parli con i russi: sono stati loro a distruggere l’oleodotto Druzhba”. A margine della visita, si è tenuta la “Riunione dei Volenterosi” convocata da Emmanuel Macron e Keir Starmer, alla quale hanno partecipato tra gli altri Alexander Stubb (Finlandia), Mette Frederiksen (Danimarca) e Andrej Plenković (Croazia). Il messaggio è stato univoco: l’Europa dovrà essere protagonista nella futura architettura di sicurezza post-bellica. In questo contesto, la premier italiana Giorgia Meloni ha rilanciato l’esigenza di nominare un inviato speciale UE per i negoziati. “L’Europa deve essere presente e parlare con una sola voce”, ha spiegato Meloni. L’idea sembra farsi strada tra i partner, sebbene i tempi di realizzazione non siano ancora maturi. Mentre il G7 ribadisce il sostegno all’iniziativa di pace guidata dagli Stati Uniti di Donald Trump — che segue il dossier con distacco nel giorno del suo discorso sullo Stato dell’Unione — resta una distanza tra Kiev e Bruxelles sui tempi dell’integrazione europea. Zelensky preme per un ingresso nel 2027, chiedendo che la data sia inserita nelle condizioni di pace. “Non possiamo fissare una data”, ha frenato Ursula von der Leyen, consapevole che l’unanimità dei 27 Stati membri sull’adesione di Kiev sia ancora un traguardo lontano e complesso da raggiungere. Per la Russia, quattro anni di conflitto non sono ancora sufficienti. Il Cremlino ha ribadito con forza l’intenzione di proseguire quella che definisce “operazione militare speciale”, poiché “gli obiettivi non sono ancora stati pienamente raggiunti”. Mentre i combattimenti entrano nel loro quinto anno, Mosca ha alzato drammaticamente il livello dello scontro verbale, lanciando accuse pesantissime verso le potenze europee. L’intelligence russa per l’estero (SVR) ha approfittato dell’anniversario per denunciare un presunto piano segreto di Gran Bretagna e Francia volto a fornire armamenti nucleari all’Ucraina. Secondo i servizi russi, Parigi starebbe valutando la consegna di testate TN75, solitamente impiegate sui missili balistici sottomarini M51.1, per fornire a Kiev una sorta di “Wunderwaffe” (arma miracolosa) ed evitare la sconfitta. La reazione politica è stata immediata e brutale. Dmitry Medvedev, vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, ha avvertito che tali informazioni “cambiano radicalmente la situazione”. Medvedev ha minacciato una “risposta simmetrica” e l’uso di armi nucleari, anche non strategiche, contro obiettivi ucraini e contro i Paesi fornitori, definiti “complici di un conflitto nucleare”. Nonostante la retorica bellicista, il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia “rimane aperta” a ottenere i propri obiettivi tramite canali politici e diplomatici. Tali obiettivi restano invariati: l’annessione del Donbass; la neutralità permanente dell’Ucraina; la “denazificazione” (termine con cui Mosca intende un cambio di governo a Kiev). Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Vladimir Putin, ha aggiunto che Mosca discuterà specificamente con gli Stati Uniti delle presunte provocazioni franco-britanniche, segnalando che tali piani modificheranno l’atteggiamento russo nei futuri negoziati. La Francia ha scelto di non rispondere attraverso i canali diplomatici ufficiali, affidandosi invece a French Response, il profilo social creato per contrastare la disinformazione russa. Con un tono ironico, Parigi ha ricordato che la Russia, nel quinto anno di una “guerra di tre giorni”, si trova ora costretta a indicare le testate francesi e britanniche come il principale pericolo, sottolineando l’incongruenza della narrativa del Cremlino. Mentre Mosca loda la Germania per aver “rifiutato l’avventura”, la tensione tra la Russia e il resto del blocco NATO tocca un nuovo, pericolosissimo picchio.

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