Dietro la decisione dell’Amministrazione provinciale di intervenire sull’impianto di trattamento rifiuti di Ardea c’è un principio tanto semplice quanto imprescindibile: chi opera nel settore dei rifiuti deve dimostrare di possedere una solida “rete di sicurezza” economica a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Le fideiussioni rappresentano proprio questo meccanismo di garanzia. Si tratta, in sostanza, di coperture finanziarie — vere e proprie assicurazioni bancarie — che entrano in gioco nel momento in cui qualcosa va storto. Se durante l’attività emergono criticità, se si rendono necessarie bonifiche, interventi urgenti o operazioni di ripristino ambientale e il soggetto privato non è in grado o non provvede a farsene carico, lo Stato è comunque obbligato a intervenire per proteggere i cittadini. Un obbligo che, però, non può e non deve tradursi in un costo a carico della collettività. È per questo che le fideiussioni non sono un dettaglio burocratico, ma un pilastro del sistema autorizzativo. Devono essere presenti, adeguate all’attività svolta e soprattutto intestate correttamente al soggetto che gestisce l’impianto. Su questo punto, gli uffici dell’Ente sono stati chiari e inflessibili: la garanzia deve essere formalmente in regola, senza ambiguità o passaggi incompleti. Nel caso specifico, l’attenzione si concentra proprio su questo aspetto. In mancanza di fideiussioni valide o aggiornate, diventa difficile — se non impossibile — sostenere, sia dal punto di vista amministrativo che politico, la prosecuzione dell’attività. Le autorizzazioni ambientali non possono prescindere da certezze economiche che garantiscano interventi rapidi ed efficaci in caso di emergenza. La linea tracciata dall’Amministrazione è dunque netta: senza una copertura finanziaria solida e correttamente formalizzata, non ci sono le condizioni per continuare a operare. Una scelta che ribadisce come la tutela dell’ambiente e della salute pubblica venga prima di qualsiasi interesse produttivo.






