mercoledì, Marzo 4, 2026

Morte del piccolo Domenico, l’autopsia: “Cuore sano al momento dell’espianto”. Oggi i funerali

Da un primo esame non sono “emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto, in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato”. Lo ha detto il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia di Domenico Caliendo al termine della prima fase dell’autopsia che si è svolta a Napoli. L’esame sul corpicino del piccolo morto dopo il trapianto di cuore, è durato circa 3 ore e vi hanno partecipato 25 tra periti e consulenti di parte. Il secondo accesso di tutto il collegio si terrà il 28 aprile: in quella sede si faranno anche valutazioni sui campioni anatomopatologici. Ci sarà anche l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, oggi ai funerali di Domenico. L’arcivescovo è stato vicino alla famiglia del piccolo sin dai primi momenti. Fu lui ad amministrare l’estrema unzione al bimbo poco prima del suo decesso. A presiedere il rito funebre sarà il vescovo di Nola, don Francesco Marino. “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima”. Intervistato dalla trasmissione ‘Lo stato delle cose’ su Rai 3, condotta da Massimo Giletti, si difende così Guido Oppido, il cardiochirurgo dell’ospedale Monaldi di Napoli, indagato per omicidio colposo per la morte del piccolo Domenico. “Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qui in Campania. Tremila bambini ne ho operati io. Tutto questo lo sto passando – ha aggiunto – perchè ho provato ad aiutare i figli degli altri.” Interpellato sul fatto che abbia tolto il cuore a Domenico prima di accertarsi delle condizioni del nuovo cuore ha risposto: “Di tutte queste belle cose ne parleremo coni giudici”. Quel 23 dicembre nella sala operatoria del Monaldi il primario procedette al clampaggio dell’aorta (tecnica chirurgica che prevede l’occlusione temporanea dell’aorta per interrompere il flusso sanguigno) e alla cardiectomia (rimozione chirurgica del cuore) prima ancora di verificare le condizioni del cuore da trapiantare? Domande alle quali potranno dare una risposta l’incidente probatorio e l’autopsia oggi all’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli. È entrata nel vivo della battaglia legale il caso di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio dopo che gli era stato trapiantato un cuore danneggiato. Il primo passaggio è stato nell’aula 717 del Palazzo di giustizia di Napoli, per il conferimento, come detto, dell’incarico e la formulazione dei quesiti da parte del gip Mariano Sorrentino. Presenti i tre periti nominati dal giudice, Biagio Solarino dell’Università di Bari, Ugolino Livi dell’ospedale di Udine e Luca Lorini del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, i periti nominati dal legale dei genitori di Domenico, tra cui il cardiochirurgo dell’Università di Bristol Gianni Angelini, e quelli nominati dai sette indagati, medici e paramedici del Monaldi, ai quali la Procura contesta il reato di omicidio colposo. A seguire, al Secondo policlinico di Napoli l’autopsia, determinante per chiarire se si sono verificati errori nella fase di prelievo chirurgico del cuore da trapiantare da parte dell’équipe del Monaldi in trasferta a Bolzano. I periti, impegnati nell’esame autoptico, avranno quattro mesi per sviluppare la loro relazione. Nel frattempo emergono nuovi particolari da una seconda tranche di conversazioni tra gli infermieri in sala operatoria, anche queste acquisite agli atti dell’inchiesta della procura di Napoli. Dalla scansione degli orari tra l’espianto e il trapianto del cuore danneggiato risulta che il bimbo è rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo, quando Domenico aveva già il torace vuoto, è arrivato infatti alle 14.30; alle 15 si scopre che era nel box col ghiaccio secco; alle 15.14 – si apprende dai verbali – i medici tentano la procedura di scongelamento passando l’organo sotto l’acqua. Il trapianto dunque non è ancora iniziato. Intanto la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli Anna Iervolino in una lettera inviata al quotidiano Il Mattino sottolinea come le prime indagini sulla morte del piccolo al Monaldi siano state quelle interne all’azienda e risalgono al 30 dicembre scorso. “Queste indagini – spiega la manager – sono cominciate subito; non appena sussurri interni hanno fatto dubitare. Il 30 dicembre la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Quella è la data di formale inizio delle indagini interne, che si sono sviluppate in veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità. Questi atti interni, redatti dall’Azienda – prosegue nella sua ricostruzione – sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che indaga già dall’11 gennaio e consegnati alla Regione Campania e al Ministero della Sanità”. “Da questi atti – conclude Iervolino – emerge chiaramente che è iniziata prima l’indagine interna; poi è intervenuta la collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali. Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso”.

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