Un riconoscimento simbolico ma carico di significato per una famiglia che negli anni è diventata un punto di riferimento nella battaglia per la verità e la giustizia. Marina Conte e Valerio Vannini, genitori di Marco Vannini, il giovane ucciso il 17 maggio 2015, sono stati insigniti del titolo di “Ambasciatori di pace” durante una cerimonia alla Camera dei Deputati a Roma. Il premio è stato conferito ai coniugi di Cerveteri «per aver affermato, anche nella sofferenza più profonda, che la pace nasce dalla verità, dalla giustizia e dal rispetto della vita umana, offrendo alla società una lezione di responsabilità, dignità e memoria». Per anni Marina e Valerio hanno affrontato un lungo e complesso percorso giudiziario per ottenere giustizia per il figlio Marco, che aveva appena vent’anni quando la sua vita fu spezzata. Una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica e che si è conclusa il 3 maggio 2021 con la sentenza della Corte di Cassazione, che ha condannato per omicidio volontario con dolo eventuale i membri della famiglia Ciontoli. Durante la cerimonia a Palazzo Montecitorio, alla presenza dell’onorevole Stefania Ascani, i due genitori hanno ricevuto la targa che riconosce il loro impegno civile e umano. «Per noi questo evento è motivo di orgoglio – ha dichiarato Valerio Vannini – perché significa che abbiamo lasciato un segno importante dal punto di vista sociale. La cosa più importante è che Marco continua a vivere nella mente e nel cuore della gente. Marco è sempre il nostro angelo biondo». Nel corso dell’iniziativa è stata consegnata una targa anche allo scrittore Mauro Valentini, autore insieme a Marina Conte del libro “Mio figlio Marco”, che racconta la vicenda e il percorso umano della famiglia. «Per noi questo premio rappresenta tantissimo – ha aggiunto Marina Conte –. Significa che il nostro operato è stato un esempio. In tutti questi anni abbiamo portato avanti la battaglia per Marco, chiedendo giustizia e rispetto per il suo nome, sempre con dignità. È importante che questa storia, pur drammatica per noi, possa diventare un punto di riferimento affinché nel mondo non ci sia odio. Essere simbolo di pace ci gratifica e ringraziamo chi ha voluto riconoscere il nostro impegno».






