Il clima mondiale sta vivendo una fase di emergenza senza precedenti, con la Terra spinta ormai oltre i suoi limiti naturali. Secondo l’ultimo rapporto dell’OMM, l’agenzia dell’ONU che si occupa di meteo, la quantità di calore accumulata dal nostro pianeta ha segnato un nuovo record nel 2025. Non si tratta solo di una questione di termometri: gli esperti avvertono che le conseguenze di quanto sta accadendo si faranno sentire per centinaia, se non migliaia di anni. Per la prima volta, i ricercatori hanno inserito tra gli indicatori principali lo squilibrio energetico della Terra, ovvero il rapporto tra l’energia che entra dal sole e quella che riesce a uscire verso lo spazio. In una situazione normale, questo bilancio dovrebbe essere in pareggio, ma l’aumento dei gas serra sta bloccando il calore all’interno dell’atmosfera. Gran parte di questo eccesso, circa il 91%, finisce negli oceani, che funzionano come un cuscinetto ma stanno raggiungendo temperature mai viste. Nel 2025, il livello del mare è risultato più alto di 11 centimetri rispetto a quando sono iniziate le prime misurazioni satellitari negli anni ’90. Nonostante l’anno scorso sia stato influenzato da La Niña, un fenomeno che solitamente rinfresca le temperature, il 2025 è stato comunque tra i tre anni più caldi mai registrati. Le previsioni per il futuro prossimo non sono rassicuranti: con il probabile ritorno di El Niño, le temperature potrebbero subire una nuova impennata già nel 2027. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, è chiaro: il caos climatico sta correndo e ogni ritardo nel prendere decisioni rischia di essere fatale. Mentre l’OMM fotografa un mondo dove gli ultimi undici anni sono stati i più caldi di sempre, uno studio condotto dall’ENEA insieme a scienziati internazionali getta luce su cosa stia succedendo in uno dei punti più sensibili del globo: l’Antartide. Le temperature sulla superficie antartica, in particolare nella zona della penisola, sono aumentate costantemente dal 1950 a oggi. Questo riscaldamento sta togliendo stabilità agli strati più bassi dell’aria.Maria Vittoria Guarino, ricercatrice dell’ENEA presso il dipartimento sostenibilità, ha spiegato che questa minore stabilità atmosferica vicino al suolo sta favorendo la nascita di onde di gravità. Si tratta di segnali ondulatori che partono dalle montagne antartiche e viaggiano verso l’alto fino alla stratosfera. Queste onde sono fondamentali per la dinamica del clima terrestre perché influenzano i flussi d’aria a grande distanza. In pratica, quello che succede al Polo Sud non resta confinato lì, ma finisce per ridisegnare i modelli climatici a ogni latitudine, interessando la stabilità di ogni Stato.






