Un racconto scritto oltre vent’anni fa torna oggi di attualità e riporta la memoria collettiva a uno dei momenti simbolo della storia agricola del territorio: l’inaugurazione della storica Cantina sociale, il celebre “Cantinone” di Cerveteri. Un episodio narrato attraverso i personaggi del maresciallo Saporito e del suo fidato brigadiere Patanè, figure che fanno da filo conduttore a uno spaccato di vita locale degli anni Sessanta. Il racconto assume un significato particolare anche alla luce delle recenti discussioni sulla situazione dell’incrocio tra via Fontana Morella e l’Via Aurelia. Un nodo viario che oggi rappresenta una criticità, ma che in passato fu al centro di una precisa scelta di sviluppo del territorio da parte delle autorità dell’epoca. Una fotografia dei primi anni Sessanta, conservata negli archivi dell’ARSIAL – allora Ente Maremma – testimonia proprio quei momenti in cui la zona iniziava a trasformarsi grazie alla costruzione della grande struttura dedicata alla produzione e alla vendita del vino locale. Nel racconto, via Fontana Morella, dopo l’improvvisa deviazione a gomito conosciuta come curva Fagnani, si apriva improvvisamente alla vista del Cantinone, circondato dal riflesso dorato del mare poco distante. L’utilitaria del suocero del brigadiere Patanè avanzava lentamente lungo il rettifilo d’asfalto fino a fermarsi nel piazzale ornato di palme. Come accadeva ogni anno alla fine dell’estate, il suocero – pronto a rientrare al Nord – voleva portare con sé alcune damigiane del famoso vino cervetrano. Attorno al Cantinone la scena era quella di un brulicare continuo: furgoni in carico, clienti con carretti pieni di cartoni, tubi che riempivano senza sosta damigiane su damigiane, con un ritmo che faceva concorrenza perfino alle pompe di benzina della vicina stazione Agip di Villa Olio. Davanti al reparto vendita e spedizioni si formava una lunga fila che, nonostante la rapidità del servizio, continuava ad allungarsi. Erano passati appena tre anni da quell’ottobrata del 1961, quando sul terreno rossiccio e ancora vergine accanto all’Aurelia era stata posata la prima pietra della grande cantina. Oggi quel ricordo rappresenta non solo una pagina di memoria locale, ma anche la testimonianza di come scelte urbanistiche e agricole abbiano segnato la crescita di Cerveteri, trasformando un tratto di campagna in uno dei simboli della tradizione vitivinicola del territorio






