Accolto l’impianto accusatorio ma ridimensionate le pene. E’ questo in sintesi il risultato della sentenza di primo grado del processo Propaggine, la prima locale di ‘ndrangheta nata a Roma. 43 gli imputati. 450 gli anni di pena richiesti complessivamente dalla procura. Circa 240 quelli stabiliti dai giudici dell’ottava sezione penale. La pena più alta, 24 anni di carcere, per Vincenzo Alvaro, uno dei due boss della cellula trapiantata nella Capitale. Legata alla casa madre in Calabria ma autonoma. A lui e agli altri imputati contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione, truffa, riciclaggio. Un filone del processo, celebrato con rito abbreviato, per una ventina di imputati, si è concluso in Cassazione con condanne per oltre cento anni di carcere. 18 anni la pena per l’altro boss Antonio Carzo.






