Il porto di Civitavecchia rappresenta uno dei principali snodi marittimi del Mediterraneo per il traffico di passeggeri e merci, ma la sua stretta vicinanza al tessuto urbano continua ad alimentare il dibattito sull’impatto ambientale delle attività portuali. Proprio per questo l’associazione Medici per l’Ambiente – attraverso il suo Gruppo di Lavoro “Porti e Salute” – ha inviato una lettera aperta alle istituzioni chiedendo di accelerare l’attivazione del sistema di cold ironing nello scalo. Il documento è indirizzato in particolare al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, che gestisce lo scalo di Porto di Civitavecchia, oltre che agli enti istituzionali coinvolti nelle politiche ambientali e nella pianificazione portuale.
Il problema delle emissioni vicino alla città
Secondo i medici firmatari dell’appello, la posizione del porto – a ridosso del centro urbano di Civitavecchia – amplifica gli effetti delle emissioni generate dalle navi durante la sosta in banchina. Anche quando ferme, infatti, le imbarcazioni continuano a mantenere in funzione i motori ausiliari per produrre energia elettrica di bordo, con conseguente rilascio in atmosfera di ossidi di azoto, polveri sottili e altre sostanze inquinanti. Una situazione che, secondo diversi studi scientifici citati nella lettera, contribuisce in modo significativo all’inquinamento dell’aria nelle aree urbane portuali, con possibili ricadute sulla salute pubblica.
Cos’è il cold ironing
La soluzione indicata dai medici è il cold ironing, una tecnologia che consente alle navi attraccate di spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica di terra per l’approvvigionamento energetico. In questo modo si riducono drasticamente le emissioni in porto durante le soste. Il sistema è considerato una delle principali strategie per la decarbonizzazione delle attività portuali ed è già stato avviato o pianificato in numerosi scali europei. Anche il quadro normativo nazionale e comunitario negli ultimi anni ha spinto verso questa direzione, prevedendo incentivi e obblighi progressivi per l’elettrificazione delle banchine.
Le richieste alle istituzioni
Nella lettera aperta, il Gruppo di Lavoro “Porti e Salute” chiede alle istituzioni di procedere con maggiore rapidità e trasparenza nell’attivazione del sistema nel porto laziale. Tra le richieste principali figurano: un cronoprogramma chiaro e pubblico per l’entrata in funzione del cold ironing; la definizione di un modello gestionale preciso per l’utilizzo dell’infrastruttura; la priorità alle banchine più vicine all’abitato, dove l’impatto delle emissioni è più diretto; un sistema di monitoraggio pubblico e accessibile dei risultati ambientali. Modernizzazione e salute pubblica. Secondo i medici firmatari, l’elettrificazione delle banchine rappresenta un passaggio decisivo affinché la modernizzazione dello scalo non resti solo un intervento infrastrutturale, ma si traduca in un beneficio concreto per l’ambiente e la salute dei cittadini. L’obiettivo, spiegano, è fare in modo che lo sviluppo del porto – uno dei motori economici del territorio – possa convivere con la tutela della qualità dell’aria e con una maggiore protezione sanitaria per la comunità locale. Il tema torna così al centro del dibattito pubblico cittadino: per Civitavecchia la sfida è quella di conciliare il ruolo strategico del porto con un modello di crescita più sostenibile e meno impattante sulla città.






