domenica, Aprile 5, 2026

Carburante, scattano restrizioni in 4 aeroporti italiani. Ryanair: “Scorte fino a maggio”

In Italia sono scattate le prime limitazioni di carburante per i voli, dopo che la crisi in Medio Oriente ha messo a rischio le forniture. Le restrizioni al momento riguardano quattro aeroporti del nostro Paese: Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. La notizia delle limitazioni si è diffusa dopo che Air Bp Italia, uno dei principali fornitori, ha emesso un “Notam” – cioè un bollettino aeronautico rivolto alle compagnie aeree – in cui ha informato gli operatori interessati che per i prossimi giorni nei quattro aeroporti ci saranno delle limitazioni per il carburante. Le restrizioni, si legge, per ora dureranno fino al 9 aprile. Nel bollettino non ci sono riferimenti espliciti a quanto sta succedendo nel Golfo Persico. “Niente allarmismi”, ha scritto in una nota la società che gestisce tre scali del Veneto. Le difficoltà in alcuni scali per l’approvvigionamento di carburante sono “legate al periodo pasquale di traffico intenso” e non al “blocco dello Stretto di Hormuz”, si tratta di due “situazioni diverse che non collegherei”, afferma il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma, contattato dall’Ansa, secondo cui “ovviamente se il conflitto e il blocco dello stretto dovesse continuare”, “ci saranno delle conseguenze ma al momento vedo le diplomazie al lavoro per riaprire i traffici” navali e le forniture. In particolare, si legge nel bollettino, a Bologna, Venezia e Treviso la priorità sarà data a voli ambulanza, voli di Stato e rotte superiori alle tre ore: per gli altri voli ci sarà un limite di 2mila litri per aeromobile a Bologna e Venezia, di 2.500 per aeromobile a Treviso. Dai dettagli del Notam, inoltre, emerge che la situazione più delicata riguarda l’aeroporto di Venezia: è l’unico scalo per il quale si fa una raccomandazione esplicita ai piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda l’aeroporto di Milano Linate, invece, ci sono restrizioni ma nessun tetto quantitativo è stato esplicitato. Il Gruppo Save, società che gestisce gli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona, ha fatto sapere che al momento le limitazioni di carburante “non sono significative” per i tre scali del Veneto. “Il problema – ha precisato in un comunicato – è relativo a un solo fornitore e negli scali del Gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori. Comunque, nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schenghen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo”. “Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio”, ha fatto sapere Ryanair. Secondo la compagnia, “se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l’approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei”. Ryanair ha anche sottolineato che “con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo, prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più alte dopo Pasqua e nel corso dell’estate”. “Invitiamo tutti i passeggeri a prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile: in questo modo saranno protetti dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei voli e degli alloggi dopo Pasqua e più avanti durante l’estate”, ha aggiunto. Sulla questione è intervenuta anche Lufhtansa, che ha lanciato l’allarme riguardo a possibili colli di bottiglia nella disponibilità di carburante per gli aerei se si prolungherà il conflitto in Medio Oriente. In un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt, la responsabile del settore tecnologia e It Grazia Vittadini ha sottolineato come “ci siano già difficoltà in alcuni scali in Asia”. Lufhtansa, ha aggiunto, si è coperta tramite contratti derivati dai rialzi dei prezzi sull’80% delle proprie necessità per il 2026 ma, ha ammesso Vittadini, “certamente la crescita ha un impatto anche su di noi”. A tal proposito, Bloomberg ha condotto un’analisi sul fenomeno secondo cui i principali vettori europei – come Lufthansa, Ryanair o Air France – in media coprono, tramite contratti derivati, il 70% del proprio fabbisogno annuo di carburante dai rialzi dei prezzi. Tuttavia, spiega Bloomberg, tali contratti non prevedono e non assicurano la consegna fisica del prodotto sottostante. Ciò vuol dire che le principali compagnie aeree europee hanno dei contratti che le proteggono dalle forte oscillazioni dei prezzi dei carburanti, ma non dalla mancanza di disponibilità.

 

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