venerdì, Aprile 10, 2026

Ungheria al voto tra l’incognita Magyar e il “fattore Trump”: Orbán si gioca il tutto per tutto

Apochi giorni dalle elezioni politiche di domenica 12 aprile, l’Ungheria si scopre un Paese più incerto e diviso che mai. Se da un lato Péter Magyar e il suo partito “Tisza” continuano a guidare i sondaggi, dall’altro il premier uscente Viktor Orbán schiera i suoi assi nella manica: la retorica sovranista e l’appoggio incondizionato del suo principale alleato internazionale, Donald Trump. Proprio in queste ore, il Presidente americano ha voluto far sentire la sua voce a sostegno del leader magiaro. In un messaggio netto, Trump ha definito Orbán “un patriota e un leader coraggioso”, esaltandone il modello di difesa dei confini e della sovranità nazionale. Un appoggio che mira a galvanizzare la base elettorale di Fidesz, presentandolo come l’unico interlocutore credibile nel dialogo tra Washington e il blocco dell’Est. Tuttavia, il clima interno sta cambiando. Secondo una ricerca del Centro 21 per la testata 24.hu, la pressione costante del governo contro Bruxelles sta dando i suoi frutti, ma in modo inaspettato. Sebbene il 62% degli ungheresi voterebbe ancora per restare nell’Unione Europea, il dato che preoccupa gli osservatori è il crollo dello slancio: gli indecisi sono saliti al 17%, quasi il doppio rispetto a un anno e mezzo fa. “Non c’è un rifiuto esplicito, ma un’esitazione diffusa”, spiegano gli analisti. Questo “grigiume” dell’opinione pubblica riflette i dubbi non solo sulla permanenza nell’Unione, ma anche sull’eventuale ingresso nell’Euro, un tema che Orbán ha saputo cavalcare per alimentare il sospetto verso le istituzioni comunitarie. Con il partito Tisza di Magyar dato stabilmente sopra il 40% e Fidesz che insegue intorno al 34%, il voto di domenica sarà un test cruciale. Orbán punta tutto sul sostegno di Trump e sulla paura di un’instabilità economica, mentre l’opposizione scommette sulla voglia di trasparenza e su un ritorno convinto ai valori europei. La parola passa ora alle urne, in una consultazione che deciderà se l’Ungheria resterà il baluardo del sovranismo in Europa o se volterà pagina dopo sedici anni.

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