venerdì, Aprile 10, 2026

Casa del Jazz: scavi senza esito, si valuta lo stop alle ricerche nei tunnel

Dopo oltre quattro mesi di attività, si avvicina la possibile sospensione degli scavi nei cunicoli sotterranei della Casa del Jazz, avviati a metà novembre con l’obiettivo di trovare elementi utili a riaprire vecchie indagini. La decisione potrebbe arrivare dalla Prefettura, che ha assunto il coordinamento delle operazioni a partire dal periodo natalizio. Durante una recente riunione tecnica è stato fatto il punto sui lavori, durati finora 132 giorni, senza che siano emersi risultati concreti. Le ricerche si sono concentrate nei tunnel sotto la struttura di viale di Porta Ardeatina, un’area che in passato sarebbe stata interessata da interventi riconducibili a esponenti della criminalità romana degli anni Novanta. L’obiettivo principale era individuare indizi utili sulla scomparsa del giudice Paolo Adinolfi, avvenuta nel luglio 1994. Il magistrato si era occupato di indagini sui beni legati alla Banda della Magliana.Nel corso delle settimane si era affiancata anche la speranza di trovare elementi collegati al  caso di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983. Tuttavia, non sono state trovate tracce utili, né per uno né per l’altro filone investigativo. Le operazioni sono state condotte dai vigili del fuoco con personale specializzato, impegnato anche in condizioni difficili tra frane, detriti e cunicoli ostruiti. In alcuni casi gli operatori hanno lavorato anche manualmente per farsi strada nel terreno. L’accesso principale individuato si trova sotto una dependance dell’ex Villa Osio, oggi utilizzata come sala di registrazione. Qui i tecnici si sono trovati davanti a un labirinto sotterraneo con muri interrati e segni di cedimenti già noti da decenni. Le attività si sono svolte sotto stretta sorveglianza, con la presenza di forze dell’ordine e personale dell’Esercito, oltre al monitoraggio della Sovrintendenza per garantire la tutela del sito. L’orientamento verso lo stop è legato anche alla necessità di evitare danni a un bene storico, confiscato alla criminalità organizzata e trasformato negli anni in un importante spazio culturale della Capitale. Il Comune, proprietario della struttura, ha seguito da vicino le operazioni, anche per valutare gli interventi necessari a ripristinare le aree interessate dagli scavi, inizialmente effettuati anche con mezzi meccanici. Nonostante l’impegno prolungato e l’impiego di risorse specializzate, le ricerche non hanno prodotto elementi utili, rendendo sempre più concreta l’ipotesi di una chiusura delle attività nei tunnel sotterranei.

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