domenica, Aprile 12, 2026

Usa e Iran non raggiungono accordo dopo i colloqui di pace. Vance lascia Pakistan. Hormuz, traffico fermo

Dopo 21 ore di colloqui prima tra sherpa e poi tra i massimi vertici delle delegazioni americana e iraniana, i nodi Hormuz e nucleare, soprattutto, non vengono sciolti e i colloqui di pace per il Medio Oriente finiscono per ora in un nulla di fatto. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”, la sintesi di Vance in un discorso trasmesso in streaming dalla Casa Bianca, poco prima di lasciare Islamabad, dopo l’incontro con il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, il primo a questo livello dal 1979, anno della rivoluzione. “Dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte dell’Iran a non cercare un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente. Questo è l’obiettivo centrale degli attuali Stati Uniti, ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati”, la chiosa del vice di Trump. La replica dell’Iran è stata affidata ai social. “Il successo del processo diplomatico dipende seriamente dalla buona volontà dell’altra parte, dall’astensione da ogni eccesso e da ogni pretesa illegale, nonché il riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran”, scrive su X Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran. L’Iran è “determinato a ricorrere a tutti i mezzi, compresa la diplomazia, per tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali”, aggiunge. “La delegazione iraniana ha condotto negoziati continui e intensi per 21 ore al fine di tutelare gli interessi nazionali del Il popolo iraniano; nonostante le varie iniziative da parte dell’Iran la delegazione, le richieste irragionevoli della parte americana ha ostacolato l’avanzamento dei negoziati. Pertanto, i negoziati sono terminati”, si legge in un post Telegram della tv di Stato iraniana Irib. Le priorità di Teheran sono lo stop degli attacchi al Libano e la revoca delle sanzioni, ma i Pasdaran non possono accettare ingerenze nello stretto. In Pakistan la diplomazia lavora ancora, ci sono spiragli una soluzione nonostante il braccio di ferro su Hormuz. “La palla è nel campo americano” nei negoziati e Teheran non ha urgenza di raggiungere un accordo. Lo ha affermato l’agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte ben informata, secondo la quale Teheran ha “avanzato iniziative e proposte ragionevoli nei colloqui”. Washington deve “esaminare le questioni con un approccio realistico” , ha aggiunto, accusando gli Stati Uniti di aver frainteso la situazione, sbagliando “i loro calcoli sui negoziati, cos+ come in quelli militari”. Secondo la fonte, l’Iran “non ha urgenza” e “finche’ gli Usa non accetteranno un accordo ragionevole, non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz”. “La carta vincente che il presidente ha in mano se l’Iran non cede: un blocco navale”. E’ il titolo dell’articolo rilanciato dal presidente Usa Donald Trump su Truth, dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad.    Nel pezzo pubblicato da Just the News, si suggerisce di imporre alla Repubblica islamica, come la Casa Bianca ha fatto in precedenza con il Venezuela, “un’efficace strategia di blocco per strangolare un’economia iraniana gia’ vacillante e aumentare la pressione diplomatica su Cina e India, tagliando loro una delle principali fonti di petrolio”. Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha ribadito che Washington e Teheran devono rispettare l’accordo di cessate il fuoco, dopo che colloqui tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. “E’ fondamentale che le parti continuino a rispettare il proprio impegno al cessate il fuoco”, ha detto Dar, il cui governo ha moderato i colloqui e ha svolto il ruolo di mediatore. “Il Pakistan ha svolto e continuera’ a svolgere il proprio ruolo per favorire il coinvolgimento e dialogo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America nei giorni a venire”, ha aggiunto in una breve dichiarazione diffusa dai media statali. “Era evidente fin dall’inizio che non dovevamo aspettarci di raggiungere un accordo in una unica sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava”. Si chiude con una nota di profonda amarezza la missione diplomatica di JD Vance in Pakistan. Parlando da Islamabad poco prima di rientrare negli Stati Uniti, il vicepresidente americano ha confermato ufficialmente il naufragio delle trattative con Teheran, non nascondendo la delusione per un esito che prolunga lo stato di incertezza nella regione. «Torniamo a casa senza aver raggiunto un accordo», ha esordito Vance, sottolineando la fermezza della posizione americana durante le 21 ore di confronto. Il vicepresidente ha spiegato che la delegazione statunitense aveva delineato con estrema precisione le proprie “linee rosse” — con particolare riferimento al programma nucleare e alla sicurezza dello stretto di Hormuz — distinguendo chiaramente tra i punti su cui Washington era disposta a mediare e quelli considerati non negoziabili. «Lo abbiamo fatto nel modo più chiaro possibile», ha aggiunto Vance, puntando il dito contro la controparte: «Loro hanno scelto di non accettare le nostre condizioni». Il mancato incontro tra le richieste di garanzie americane e le pretese iraniane (che includevano risarcimenti di guerra e revoca immediata delle sanzioni) riporta il conflitto in una fase di estrema criticità.

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