L’11 aprile 2006 segna una delle pagine più significative nella storia della lotta alla mafia in Italia: dopo 43 anni di latitanza, viene arrestato Bernardo Provenzano, il capo indiscusso di Cosa Nostra, considerato per decenni uno dei criminali più pericolosi e sfuggenti al mondo. Il blitz scatta nelle campagne di Corleone, nel cuore della Sicilia, dove il boss viveva nascosto in un casolare apparentemente anonimo. A catturarlo sono gli uomini delle forze dell’ordine al termine di un’indagine lunga e complessa, fatta di intercettazioni, pedinamenti e pazienti attività investigative che hanno permesso di stringere il cerchio attorno al latitante. Provenzano, noto con i soprannomi di “Binnu u tratturi” e “il ragioniere”, era riuscito per oltre quattro decenni a sfuggire alla cattura, mantenendo al contempo il controllo dell’organizzazione mafiosa attraverso una rete fitta di comunicazioni riservate, i cosiddetti “pizzini”, con cui impartiva ordini e gestiva affari e strategie. La sua figura è legata indissolubilmente agli anni più bui della stagione stragista di Cosa Nostra. Condannato all’ergastolo, è stato riconosciuto come mandante delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, gli attentati del 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme agli uomini delle rispettive scorte. L’arresto del boss rappresentò un colpo durissimo per l’organizzazione mafiosa, che perse uno dei suoi vertici storici e un punto di riferimento nella gestione degli equilibri interni. Provenzano, infatti, era considerato l’artefice della cosiddetta “strategia della sommersione”, una linea più prudente rispetto alla stagione delle stragi, finalizzata a ridurre la visibilità dell’organizzazione e a ricostruirne il potere economico e territoriale. All’interno del casolare di Corleone furono rinvenuti numerosi documenti, appunti e pizzini che permisero agli inquirenti di ricostruire parte della rete di contatti e delle dinamiche interne a Cosa Nostra, aprendo nuovi filoni investigativi. L’11 aprile 2006 resta dunque una data simbolo nella storia recente del Paese: la fine della latitanza di Provenzano segnò non solo la cattura di un boss, ma anche la dimostrazione concreta dell’efficacia dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, dopo anni di ricerche e sacrifici da parte di magistrati e forze dell’ordine.
Provenzano, 20 anni fa l’arresto del boss mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio






