martedì, Aprile 14, 2026

Cassazione, clan Senese coinvolto nelle passate attività di Caroccia

“È dimostrato” l’interesse che il clan Senese, capeggiato dal boss ‘Michele o’ pazz”, ha avuto “nella gestione del ristorante” di Mauro Caroccia “Da Baffo’ e” nella sua effettiva titolarità”. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 4 anni per l’uomo al centro della vicenda giudiziaria sulla società ‘Le 5 Forchette’ di cui ha detenuto quote azionarie, poi cedute, l’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. Nel procedimento Caroccia è accusato, assieme alla figlia Miriam, di riciclaggio e fittizia intestazione dei beni. Secondo i pm della Capitale i due indagati, che sono stati interrogati il primo aprile scorso a piazzale Clodio, hanno “trasferito e reinvestito” nella società proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. Una attività illecita aggravata dal fatto di averla “commessa al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso” facente capo al gruppo dei Senese. Uno schema che si ritrova nelle oltre sessanta pagine dei Supremi giudici che sostanzialmente confermano lo strettissimo rapporto tra Caroccia e il gruppo criminale nella gestione del ristorante ‘Da Baffo’. Si tratta delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 19 febbraio la Cassazione ha confermato l’aggravante mafiosa nella maxi inchiesta della Dda di Roma “Affari di famiglia”, che vede imputati tra gli altri il boss Michele Senese, la moglie Raffaella Gaglione, il fratello Angelo e Mauro Caroccia. La sentenza di appello bis “ricostruisce, mediante le dichiarazioni di Mauro Caroccia, le conversazioni captate e la documentazione acquisita, la risalente cointeressenza dei Senese, ‘portati’ dal fratello Daniele, nella società che gestiva il ristorante ‘da Baffo’ e il relativo investimento – si legge -, risultando il ristorante nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese e di suo figlio Vincenzo, assunto con una paga (200 euro al giorno) sproporzionata per un comune cameriere (70 euro, quando i compiti sono anche di direzione), al quale le conversazioni captate ascrivono la disponibilità del ristorante”. In riferimento al ricorso presentato da Caroccia i giudici, motivandone il rigetto, scrivono che è “dimostrato l’interesse di Angelo Senese anche alla gestione” del ristorante ‘Da Baffo'” (l’acquisto di un “pacchetto” per la pubblicità) e la sua effettiva titolarità – si legge – (diretta o attraverso il figlio, fatto assumere in nero nel ristorante con una paga al di fuori dei canoni consueti), emergendo i suoi ripetuti riferimenti alla restituzione delle somme da lui investite nel ristorante, di cui si dimostra nota anche a terzi la proprietà in capo ai due Senese”. Per i Supremi giudici, inoltre, le intercettazioni hanno dato conto “degli investimenti operati da Angelo Senese nella attività di ristorazione, nella quale Mauro Caroccia aveva riferito la risalente presenza dei Senese, le cui risorse erano necessarie per consentire la prosecuzione dell’impresa”. La Cassazione afferma che “quanto al carattere mafioso del gruppo Senese, la sentenza” dell’appello bis offre “la prova della sussistenza degli elementi costitutivi che caratterizzano un’associazione di stampo mafioso, tra cui la prevaricazione, il ruolo regolatore dei conflitti, l’offerta di protezione, la forza di intimidazione, l’omertà, la fama criminale”.

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