La superperizia che fu decisiva per la riapertura delle indagini sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel 2001, arriva in aula nel corso del processo di secondo grado bis, davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. A illustrare le conclusioni Cristina Cattaneo, medico legale che dirige il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano. “Sappiamo che Serena Mollicone muore per un’asfissia meccanica facilitata dal trauma cranico – ha spiegato Cattaneo – E questo lo si può dire per i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”. Secondo la ricostruzione della professoressa Cattaneo, Serena ha avuto una “colluttazione” e lo dimostrano diverse lesioni sul corpo e poi un colpo alla testa contro una superficie “ampia e piana” che secondo l’ipotesi della procura sarebbe una porta dell’alloggio a trattativa privata della caserma di Arce. E’ proprio sui risultati della superperizia che si fonda l’ipotesi accusatoria, ovvero che Serena sia stata sbattuta violentemente contro la porta della caserma. Nel processo sono imputati per concorso in omicidio l’ex comandante della caserma di Arce Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco. Serena Mollicone scompare la mattina del 1 giugno 2001. Esce presto per andare all’ospedale di Sora e non fa più ritorno a casa. All’ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare e titolare di una cartoleria ad Arce, inizia a preoccuparsi e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. Cominciano le ricerche e due giorni dopo il corpo della ragazza viene trovato vicino a un mucchio di rifiuti in un boschetto all’Anitrella.






