giovedì, Aprile 23, 2026

Regione Lazio, via libera al piano rifiuti: verso l’autonomia nella gestione

La Regione Lazio accelera sulla gestione dei rifiuti e punta, per la prima volta, alla chiusura completa del ciclo all’interno del territorio. È questo l’obiettivo del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031), approvato dalla Giunta e ora atteso in Consiglio regionale per l’iter definitivo. Un passaggio che potrebbe richiedere tra i 6 e gli 8 mesi, ma che segna un cambio di rotta rispetto al passato, a 13 anni dalla chiusura della discarica di Malagrotta, che aveva lasciato il sistema in una condizione di forte criticità. Il piano è stato presentato a Roma dal presidente Francesco Rocca insieme all’assessore Fabrizio Ghera e alla direttrice regionale Wanda D’Ercole. L’obiettivo dichiarato è raggiungere la piena autosufficienza regionale, riducendo la dipendenza dagli impianti fuori regione. “Un percorso per rendere il Lazio più autonomo nel settore dei rifiuti”, ha spiegato Ghera, mentre Rocca ha sottolineato il clima di condivisione politica e l’avvio di una nuova fase di confronto sul territorio. Sul fronte degli investimenti, la Regione ha stanziato 60 milioni di euro attraverso il programma PR FESR Lazio 2021-2027 per sostenere l’economia circolare e migliorare la raccolta differenziata. Le risorse saranno destinate al potenziamento dei servizi nei Comuni, alla realizzazione di centri di raccolta, al sostegno del compostaggio e all’ammodernamento degli impianti di trattamento e riciclo. Previsti anche contributi economici per i territori che ospitano discariche e termovalorizzatori, con l’obiettivo di compensare l’impatto e rafforzare i servizi locali. Uno dei nodi centrali resta il deficit impiantistico del Lazio, che negli anni ha costretto la regione a esportare circa 1 milione di tonnellate di rifiuti l’anno fuori territorio, con costi elevati e criticità gestionali. Il nuovo piano punta a superare questa dipendenza, integrando anche il Piano rifiuti di Roma Capitale e prevedendo nuovi impianti strategici, tra cui biodigestori, piattaforme per il recupero di materiali e un termovalorizzatore. La riorganizzazione passa anche dalla ridefinizione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), che da cinque diventano due: ATO 1 (Lazio senza Roma) e ATO 2 (Roma Capitale). Una scelta che mira a una gestione più efficiente e calibrata sulle differenze territoriali. Centrale sarà il ruolo degli impianti di trattamento (tmb/tm), destinati a una transizione tecnologica per migliorare le prestazioni e ridurre l’impatto ambientale. Il piano fissa obiettivi ambiziosi: raggiungere il 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031, aumentare il riciclo effettivo al 60% entro il 2030 e ridurre drasticamente il ricorso alla discarica, fino a un massimo del 6% dei rifiuti urbani. Parallelamente, si punta a una riduzione complessiva della produzione di rifiuti e a una maggiore efficienza del sistema, con nuovi poli impiantistici e una rete più moderna e resiliente.

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