C’è anche un ventenne di Viterbo nel gruppo di ispirazione neonazista accusato di aver promosso la discriminazione religiosa, la negazione della Shoah, il genocidio e la propaganda razziale cosiddetta suprematista. Nel capoluogo della Tuscia il giovane indagato non risulterebbe tra le figure centrali dell’organizzazione ma avrebbe contribuito alla diffusione dei contenuti del gruppo. In particolare avrebbe diffuso su una piattaforma social materiali di propaganda di stampo neofascista, neonazista e antisemita. In casa il ragazzo aveva anche alcune repliche di armi utilizzate per il softair, un attività sportiva in cui si simulano combattimenti armati all’aperto. Inoltre aveva materiali provenienti da una delle chat su cui si è basata l’inchiesta e stampe che raffiguravano Brenton Tarrant – abbigliato come un santo – e Benito Mussolini. Nella inchiesta della Procura di Milano, condotta dalla Digos, negli ambienti online dell’estrema destra e in particolare in un gruppo di messaggistica sul canale Telegram – chiamato Terza Posizione – che evoca un omonimo gruppo neofascista degli anni ’70 – ci si è soffermati sui contenuti antisemiti e neofascisti diffusi, anche con riferimenti alle stragi suprematiste, come quella di Christchurch, in Nuova Zelanda, contro una moschea e un centro islamico, di cui fu autore Tarrant.
Gli arresti e le perquisizioni sono stati eseguiti in diverse città italiane, dal nord al sud. Il “capo” del gruppo sarebbe un diciannovenne di Pavia.
Neonazisti online, indagato anche un ventenne di Viterbo






