La presidente del Consiglio Giorgia Meloni arriva ad Agia Napa con un obiettivo dichiarato: ottenere “risposte” dall’Unione Europea. Lo dice subito, appena mette piede nel complesso affacciato sulla costa orientale di Cipro che ospita il Consiglio Europeo informale, convocato dalla presidenza di turno cipriota. Accolta dal presidente cipriota Nikos Christodoulides con un abbraccio sul tappeto rosso, la premier italiana si concede ai cronisti. Niente inglese, solo italiano. E un unico tema al centro dell’intervento: la crisi energetica, aggravata dall’instabilità internazionale e dalla guerra in Iran, che sta spingendo verso l’alto i prezzi di gas e petrolio e mettendo sotto pressione l’economia italiana. Il contesto è delicato. I dati certificati da Eurostat indicano che nel 2025 il deficit italiano si è attestato al 3,1% del Pil, sopra la soglia del 3%. Un risultato che allontana l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo almeno fino al 2027. Un orizzonte che si sovrappone con quello elettorale, rendendo il quadro ancora più sensibile. Meloni, che a Bruxelles si è guadagnata una reputazione di affidabilità sui conti pubblici, alza ora il tono. “Per il caro energia dobbiamo trovare delle risposte: siamo venuti a cercarle qui. L’Europa deve essere molto più coraggiosa”, afferma. Nel mirino della premier c’è la recente comunicazione della Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen. Un documento che suggerisce strumenti come gli aiuti di Stato, la creazione di un osservatorio sul cherosene e una serie di raccomandazioni per ridurre la domanda energetica. Misure giudicate insufficienti. “È un passo in avanti, ma non basta”, osserva Meloni, avvertendo del rischio di intervenire troppo tardi, come già accaduto in passato. “Quando ci si muove tardi, il prezzo che si paga è più alto”. Il nodo centrale resta quello degli aiuti di Stato. La premier riprende una linea già sostenuta in passato da Mario Draghi: la flessibilità è necessaria, ma rischia di favorire i Paesi con maggiore spazio fiscale. Da qui la proposta italiana: escludere le spese per contrastare il caro energia dal calcolo del deficit, sul modello di quanto già avviene per quelle della difesa. Non si tratta, chiarisce, di interventi indiscriminati. L’attenzione è rivolta a settori specifici, a partire dall’autotrasporto, dove l’aumento dei costi rischia di propagarsi a tutta la filiera dei beni di consumo, alimentando l’inflazione. “Tenere a bada l’inflazione non era una priorità dell’Unione?”, incalza la premier, sottolineando che la posizione italiana mira sì a tutelare l’interesse nazionale, ma anche a prevenire effetti negativi su scala europea. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di azioni unilaterali, nel caso in cui da Bruxelles non arrivino segnali concreti. “Non escludiamo nulla”, ammette Meloni, lasciando aperta la porta a uno scostamento di bilancio, pur ribadendo la preferenza per una soluzione condivisa. Infine, la rivendicazione del lavoro fatto sui conti pubblici: dal deficit all’8,1% al momento dell’insediamento al 3,1% attuale, meglio delle previsioni governative. “Avrei voluto scendere sotto il 3%, certo. Ma nessuno può dire che l’Italia oggi non abbia i conti in ordine”. Un risultato ottenuto, sottolinea, nonostante il peso delle eredità del passato, tra cui i costi del Superbonus, destinati a gravare ancora fino alla fine della legislatura. “Dispiace non aver centrato il 3%, ma abbiamo fatto tutto il possibile”, conclude. Ad Agia Napa, dunque, l’Italia si presenta con una linea chiara: rigore nei conti, ma anche la richiesta di un’Europa più reattiva. Una partita che si gioca tra equilibri economici, tensioni geopolitiche e scadenze politiche sempre più vicine.
La premier Meloni a Cipro chiede all’Ue “risposte” alla crisi energetica






