giovedì, Maggio 14, 2026

Amianto Enea Casaccia, oltre un milione alla famiglia del ricercatore morto di mesotelioma

Una lunga vicenda giudiziaria si è conclusa con un doppio riconoscimento definitivo nei tribunali di Roma per la famiglia di F.B., ricercatore tecnico in servizio al centro Enea di Casaccia, morto nel 2017 a causa di un mesotelioma pleurico. Per la moglie e i due figli arriva ora il riconoscimento di un risarcimento complessivo che supera il milione di euro, dopo anni di cause avviate per ottenere giustizia su quanto avvenuto durante l’attività lavorativa svolta all’interno del centro di ricerca romano. Le decisioni, divenute definitive in questi giorni, riguardano sia le sofferenze patite dal lavoratore sia il danno subito dai familiari dopo il decesso. Secondo quanto accertato in sede giudiziaria, il ricercatore avrebbe operato per anni in ambienti contaminati da amianto aerodisperso, circostanza ritenuta determinante nello sviluppo della patologia. I giudici hanno riconosciuto il nesso tra l’esposizione professionale e l’insorgenza del mesotelioma, diagnosticato nel 2016 e che ha portato alla morte l’anno successivo. Le sentenze hanno inoltre evidenziato il peggioramento rapido delle condizioni di salute e l’impatto umano della malattia sul lavoratore e sulla sua famiglia. La Corte d’Appello di Roma ha confermato il risarcimento per il danno biologico terminale e per il cosiddetto danno catastrofale, legato alla consapevolezza della gravità della malattia. Gli importi riconosciuti ammontano complessivamente a circa 147 mila euro, oltre rivalutazione e interessi. Parallelamente, il Tribunale civile ha riconosciuto anche il danno da perdita del rapporto parentale, condannando l’Enea al pagamento di circa 837 mila euro in favore di moglie e figli, oltre interessi e ulteriori voci accessorie. Per il legale della famiglia e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, la vicenda rappresenta una testimonianza delle criticità legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e della necessità di proseguire le attività di bonifica. L’ente ha ricordato come casi simili evidenzino il peso umano delle esposizioni professionali e l’importanza della prevenzione nei siti ancora a rischio contaminazione.

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