In una serie di post pubblicati sul suo profilo Truth nelle ultime ore, il presidente americano, Donald Trump, ha anche condiviso una mappa del Medioriente, cui è sovrapposta una bandiera americana, con una serie di frecce che indicano l’Iran. In un’altra immagine, intitolata ‘Forza spaziale’, si vede Trump spingere un pulsante rosso per dare il via a una serie di attacchi da parte della forza spaziale degli Stati Uniti. Il presidente americano, Donald Trump, ha pubblicato sul suo social Truth un grafico che mette a confronto la durata di alcuni dei principali conflitti combattuti dagli Stati Uniti, sostenendo implicitamente che l’operazione militare contro l’Iran sia stata straordinariamente breve rispetto alle guerre del passato. L’immagine, intitolata “Durata delle guerre”, mostra in un istogramma il numero di settimane dei principali conflitti statunitensi: la guerra in Afghanistan con 543 settimane, quella in Iraq con 457 settimane, la guerra del Vietnam con 439 settimane, la Guerra civile americana con 209 settimane, la Seconda guerra mondiale con 196 settimane, la Guerra di Corea con 161 settimane e la Guerra del 1812 con 139 settimane. All’estrema destra del grafico compare in rosso la voce “Iran Excursion”, definita come un'”incursione” e non come una guerra vera e propria, con una durata indicata di appena sei settimane “Il Freedom Project è stato bloccato a causa della richiesta del Pakistan”. Lo ha detto il Segretario di Stato USA Marco Rubio a NBC News, aggiungendo che Islamabad ha spiegato che se l’operazione fosse stata stoppata, un accordo sarebbe stato possibile. “Così, abbiamo deciso di fermarlo,” ha affermato Rubio. Nella giornata di ieri, Donald Trump ha incontrato i suoi massimi consiglieri per la sicurezza nazionale nel suo golf club in Virginia per discutere delle prossime mosse nella guerra contro l’Iran. Lo ha riferito la CNN citando una fonte a conoscenza dell’incontro. Secondo la fonte, hanno partecipato il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della CIA John Ratcliffe e l’inviato speciale Steve Witkoff. L’incontro si e’ svolto poche ore dopo il rientro di Trump a Washington dopo la visita in Cina. Dopo l’incontro di sabato, ha spiegato la fonte, Trump dovrebbe incontrare nuovamente il suo team per la sicurezza nazionale all’inizio di questa settimana. Secondo fonti vicine ai colloqui, il Pentagono ha predisposto una serie di piani per colpire obiettivi militari nel caso in cui Trump decidesse di procedere con ulteriori attacchi, compresi raid contro siti energetici e infrastrutturali in Iran. Gli Stati Uniti hanno posto cinque condizioni in risposta all’ultima proposta di pace avanzata dall’Iran, secondo quanto riportato domenica dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars, che cita una fonte ben informata. Secondo l’articolo, le condizioni prevedono che gli Stati Uniti si rifiutino di pagare qualsiasi risarcimento o indennizzo di guerra, che l’Iran trasferisca 400 chilogrammi di uranio arricchito agli Stati Uniti e che all’Iran sia consentito mantenere operativa una sola struttura nucleare. Il rapporto ha aggiunto che Washington ha anche rifiutato di sbloccare i beni iraniani, mentre i cessate il fuoco su vari fronti sarebbero subordinati all’avvio dei negoziati. Non c’è stata alcuna risposta ufficiale né da parte dell’Iran né da parte degli Stati Uniti riguardo al rapporto. Fars, citando alcuni analisti, ha affermato che la proposta statunitense non mirava a risolvere le controversie, ma piuttosto a raggiungere attraverso i negoziati gli obiettivi politici e militari che non erano stati raggiunti durante il conflitto. Secondo la Cnn, tra i possibili obiettivi presi in considerazione dal Pentagono figurano installazioni energetiche iraniane ed elementi delle infrastrutture. Ieri Trump ha esortato l’Iran ad affrettarsi per raggiungere un accordo con gli Stati uniti, affermando che il tempo è un fattore cruciale. Forte del successo del blocco dello Stretto di Hormuz durante la guerra, l’Iran guarda ora a una delle infrastrutture più sensibili dell’economia globale: i cavi sottomarini che attraversano il passaggio e trasportano enormi volumi di traffico internet e finanziario tra Europa, Asia e il Golfo Persico. Secondo media vicini al regime, Teheran intende imporre tariffe alle principali aziende tecnologiche mondiali per l’utilizzo dei cavi posati sotto lo Stretto di Hormuz. La scorsa settimana – riporta Cnn – il Parlamento iraniano ha discusso un piano che potrebbe riguardare le infrastrutture sottomarine che collegano i Paesi arabi con Europa e Asia. “Imporremo tasse sui cavi internet”, ha dichiarato su X il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari. Secondo organi di stampa legati ai pasdaran, società come Google, Microsoft, Meta e Amazon dovrebbero conformarsi alla legislazione iraniana, mentre i gestori dei cavi sarebbero tenuti a pagare diritti di licenza per il loro passaggio. Le attività di riparazione e manutenzione verrebbero affidate in esclusiva a società iraniane. Non è chiaro come Teheran potrebbe costringere i giganti del settore a rispettare tali richieste, anche perchè le severe sanzioni statunitensi impediscono alle aziende americane di effettuare pagamenti verso l’Iran. Per questo motivo, molte società potrebbero considerare le dichiarazioni iraniane come una forma di pressione politica più che un progetto immediatamente attuabile. Tuttavia, media legati allo Stato hanno lasciato intendere che, in caso di mancato pagamento, potrebbero verificarsi danni ai cavi, con possibili ripercussioni su una parte dei trilioni di dollari di dati che transitano ogni giorno e sulla connettività globale.







