venerdì, Maggio 29, 2026

Panetta (Bankitalia): “Crescita debole, ma giovani e AI possono dare slancio con misure pubbliche mirate”

L’economia italiana resterà “debole” nei prossimi mesi e potrebbe “ristagnare” o “contrarsi” poiché il conflitto in Medio Oriente “ha indebolito prospettive già fragili”. È l’avvertimento lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle Considerazioni finali in occasione della Relazione annuale. “Lo slancio si è attenuato”, ha osservato Panetta sottolineando che “hanno pesato il deterioramento del quadro geopolitico, l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e le difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni”. La domanda interna, ha proseguito, “è stata frenata dalla modesta dinamica del reddito disponibile, su cui ha inciso la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni. Nel 2025 il Pil è aumentato dello 0,5 per cento, meno della media dell’area dell’euro”. Il conflitto nel Golfo Persico, ha spiegato il numero uno di Bankitalia, “ha indebolito prospettive già fragili. Secondo le proiezioni, l’attività economica resterà debole nei prossimi mesi: negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”. “Il contributo potenziale” dell’IA alla crescita dell’economia italiana “è rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, e di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva. Nello scenario più favorevole, questi guadagni potrebbero più che compensare il calo del prodotto potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro”. “L’intelligenza artificiale – aggiunge – può divenire una leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana. Il potenziale, tuttavia, non si realizzerà automaticamente: dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese – a partire da quelle piccole e medie – e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi”. Panetta sottolinea che “la quota di aziende che fa ricorso all’intelligenza artificiale negli ultimi anni è cresciuta – sottolinea – al 30 per cento. Tuttavia, appena il 5 per cento ne fa un uso intensivo. Nella maggior parte dei casi l’impiego resta confinato ad applicazioni semplici, che accrescono la produttività individuale ma non trasformano in profondità i processi aziendali. Nel confronto internazionale, la diffusione rimane contenuta”. L’impatto dell’Intelligenza artificiale sul lavoro “merita particolare attenzione. Per la prima volta, una tecnologia può svolgere compiti a elevato contenuto cognitivo, finora considerati al riparo dall’automazione. Non è nuovo che il progresso tecnico trasformi la domanda di lavoro; nuova è l’ampiezza delle attività potenzialmente interessate. L’esperienza storica mostra tuttavia che le grandi innovazioni non si limitano a rendere obsolete alcune professioni: ne generano di nuove”. Il governatore annota che, “riducendo costi e prezzi, l’aumento di produttività indotto dall’intelligenza artificiale potrebbe espandere la domanda, sostenere l’attività economica e favorire l’occupazione. Il contenuto del lavoro cambierà, anche se non è ancora possibile prevederne pienamente gli sviluppi. In alcuni casi l’intelligenza artificiale affiancherà le persone, consentendo loro di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto; in altri, il contributo umano si ridefinirà attorno a ciò che l’automazione non può sostituire: interpretare i risultati, esercitare giudizio, garantire l’affidabilità dei processi”. Panetta analizza: “La transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove; i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze. Perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese – incluse quelle piccole e medie – e investire nella formazione delle persone”. “Un’adozione estesa dell’intelligenza artificiale incontra però ostacoli significativi, soprattutto tra le imprese minori. Comporta costi iniziali elevati e richiede competenze tecniche e gestionali per individuare le soluzioni più adatte, riorganizzare i processi, gestire i rischi legali e tutelare la riservatezza dei dati. I benefici aumentano quando l’adozione si diffonde lungo le filiere”. “Le singole imprese, tuttavia, decidono sulla base dei propri rendimenti attesi, senza considerare pienamente i vantaggi per il sistema produttivo nel suo complesso. La frammentazione della domanda scoraggia, a sua volta, la nascita di fornitori specializzati. Per superare questi ostacoli, l’intervento pubblico può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali”.

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