sabato, Maggio 30, 2026

Il calvario di Beatrice, morta a 2 anni: in un video costretta a fumare. Nel cellulare le foto della piccola col volto tumefatto

È stato arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della donna la cui figlia di due anni è stata trovata morta a Bordighera il 9 febbraio 2026. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. La madre della piccola, 43 anni, è in carcere a Genova Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’uomo era indagato a piede libero con la stessa accusa. I carabinieri del Ris di Parma incaricati di eseguire rilievi e sequestri, trovarono tracce di sangue nell’auto della donna e nell’abitazione del compagno a Perinaldo. “Il giudice nell’ordinanza definisce i maltrattamenti di violenza brutale perché nelle immagini riportate sul telefonino sequestrato vi sono diverse fotografie che ritraggono Beatrice subito dopo le violenze subite. Ci sono più fotografie che ritraggono la bimba con dei lividi molto grandi sul viso”. Oltre alle foto della piccolina con il volto tumefatto, immagini che la ritraggono dopo presunti pestaggi c’è un video in cui alla bambina, appena due anni, viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei scoppia in lacrime. A descrivere a che punto sono le indagini è stato il procuratore di Imperia Alberto Lari che ha coordinato le  indagini dei carabinieri sulla morte della bambina. La conferenza stampa è stata indetta questa mattina dopo l’arresto di Manuel Iannuzzi, compagno di Emanuela Aiello, arrestata lo scorso febbraio con l’accusa di aver ucciso sua figlia Beatrice di 2 anni a Bordighera. “Le prove a carico dell’uomo – ha spiegato – sono essenzialmente le chat. “Abbiamo sequestrato il telefono di Iannuzzi e c’erano tanti messaggi whatsapp in cui vengono descritti i maltrattamenti”. Oltre ai messaggi, ad aggravare la posizione dell’uomo “ci sono anche le dichiarazioni delle due minori (le sorelle della vittima, ndr) e le immagini del circuito di videosorveglianza della città che dimostrano che le dichiarazioni fornite inizialmente sia da Iannuzzi che dalla madre della bimba sono totalmente false”.
Ovvero: “Il fatto è avvenuto a casa di Iannuzzi e successivamente la bambina è stata portata a casa della Aiello quando era già deceduta. Quindi la chiamata al 118 e le manovre di soccorso erano avvenute quando la bimba era già morta. Era una messa in scena, concordata tra Aiello e Iannuzzi per depistare le indagini”. Il procuratore spiega come “quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero” ma non si sono rivolti ai medici e la piccola non si è mai ripresa. Sono state le due sorelline della piccola uccisa a raccontarlo agli inquirenti. Dopo essere state allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta, le bambine hanno iniziato un percorso psicologico che, secondo le relazioni acquisite agli atti, avrebbe portato a un “miglioramento incredibile” e a una maggiore consapevolezza di quanto avevano vissuto. Le due bambine hanno raccontato agli psicologi e poi al pubblico ministero una versione dei fatti completamente diversa rispetto a quella fornita nelle prime ore successive alla morte della bambina che, secondo gli investigatori, erano state concordate e suggerite dalla madre e dal suo compagno. L’autopsia si svolta nella camera mortuaria di Sanremo ed è stata effettuata dal professor Francesco Ventura, direttore di medicina legale del policlinico San Martino. All’esame hanno assistito i medici legali nominati dalle parti. Ci vorranno 90 giorni per i risultati completi ma sembrerebbero esserci lesioni e un trauma cranico. L’ipotesi degli investigatori è che la bambina sia morta nella casa di Perinaldo e che sia stata trasferita solo dopo la morte nella casa della madre a Bordighera. La bambina era stata trovata morta nella casa della madre la mattina del 9 febbraio dai soccorritori chiamati dalla donna che sosteneva che la piccola aveva difficoltà a respirare. Tuttavia i soccorritori avevano notato alcuni lividi e macchie sul corpicino che consigliarono di chiamare i carabinieri e il medico legale che, dopo l’esame esterno, sostenne che la morte era avvenuta qualche ora prima, ovvero durante la notte. La donna, interrogata in caserma, raccontò che i lividi sul corpo della bambina erano dovuti a una caduta dalle scale di qualche giorno prima e di aver passato la notte tra l’8 e il 9 febbraio assieme alle tre figlie in casa del suo nuovo compagno, a Perinaldo. Al risveglio avrebbe preso le tre bambine e sarebbe tornata a casa in macchina. Le contraddizioni della donna e la comparazione del racconto con l’analisi delle telecamere di sorveglianza e le parole di alcuni testimoni convinsero in un primo momento i carabinieri ad arrestare la donna, arresto che però non venne convalidato dal gip. Il giudice, però, emise un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e la donna venne trasferita nel carcere di Genova Pontedecimo, dove si trova tuttora.

 

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