Donald Trump è vicino all’ordinare nuovi attacchi contro l’Iran. Lo ha detto lo stesso presidente a Fox. Gli Stati Uniti hanno concluso gli attacchi contro l’Iran in risposta all’abbattimento dell’elicottero americano da parte delle forze di Teheran. Lo ha annunciato il Comando centrale americano su X precisando che i raid hanno colpito sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz, impiegando munizioni di precisione lanciate da caccia dell’aeronautica e della marina Usa. I raid americani erano ripresi ieri alle 17 ora locale dopo l’abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano da combattimento – il primo in questa guerra – sullo Stretto di Hormuz. La rappresaglia era stata annunciata da Donald Trump, nonostante i due piloti siano “sani e salvi”. “Sono appena stato informato dalle nostre grandi forze armate che, la scorsa notte, gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz”, ha rivelato il commander in chief su Truth, avvisando che “gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco”. L’AH-64 Apache è precipitato domenica nei pressi delle coste dell’Oman, mentre stava “pattugliando le acque regionali”. Trump aveva già riferito che i due piloti stavano “bene”, ma era in attesa di un rapporto del Pentagono sulle cause dell’incidente.
Gli attacchi aerei americani sono proseguiti in diverse ondate durante la notte e hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell’Iran, secondo quanto riferito da funzionari iraniani al New York Times. In particolare, i raid Usa avrebbero colpito basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm. Con gli ultimi attacchi notturni contro obiettivi nel sud dell’Iran, gli Stati Uniti hanno danneggiato l’attuale sforzo diplomatico internazionale per porre fine alla guerra. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, in un videomessaggio diffuso dai media iraniani. “Purtroppo, gli Stati Uniti stanno danneggiando il processo diplomatico in corso con i messaggi contraddittori che inviano, i loro ripetuti cambiamenti di posizione e di richieste e, peggio ancora, con le ripetute violazioni del cessate il fuoco”, ha affermato Baqaei. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha fatto riferimento inoltre “ad azioni illegali sul terreno con l’uso della forza”, sottolineando che il processo diplomatico non si svolge nel vuoto e che è necessario un minimo di spazio adeguato affinché qualsiasi negoziato possa procedere. “La guerra non è certamente nell’interesse dell’Iran, ma se il nemico cerca di usare la forza e le minacce e di ledere la dignità e il territorio dell’Iran, non ci arrenderemo mai né faremo passi indietro. Il nemico non deve nutrire simili speranze”, ha dichiarato oggi il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “Non è possibile costringere un Paese alla resa con aerei e bombe. Sebbene i nemici non siano riusciti a costringere Gaza – con le sue piccole dimensioni – alla resa negli ultimi tre anni, non potranno certamente costringere l’Iran alla resa”, ha sottolineato, secondo l’agenzia di stampa Isna. La Cina ha dichiarato oggi di essere “profondamente preoccupata” per il conflitto in Medio Oriente e ha esortato a non intensificarlo dopo che Washington ha effettuato attacchi contro l’Iran in seguito all’abbattimento di un elicottero statunitense. “Le varie parti interessate dovrebbero mantenere la calma ed esercitare moderazione, smettere di intensificare il conflitto e di aggravare la situazione, e adottare misure concrete per allentare e raffreddare le tensioni”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa.







