Il 22 giugno si è svolto, nella Sala Koch del Senato della Repubblica, il convegno “Canto degli Italiani in Costituzione”, volto a promuovere l’inserimento dell’Inno italiano nell’articolo 12 della nostra Carta, completando un percorso di riconoscimento che, fino ad ora, è privilegio solo del nostro Tricolore. “Ottant’anni fa, nel 1946, le donne italiane partecipavano per la prima volta al voto politico, contribuendo in modo decisivo alla nascita della Repubblica. Oggi, nell’ottantesimo anniversario di quella straordinaria conquista civile, il primo disegno di legge costituzionale volto a inserire il Canto degli Italiani nell’articolo 12 della Costituzione reca la firma di una donna”: queste le parole del prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, in merito all’iniziativa promossa dalla senatrice Susanna Donatella Campione. Il disegno di legge, di cui Campione è la prima firmataria, ha riscontrato un consenso trasversale nelle parti politiche, con adesioni sia nel centrodestra (FdI, Lega, FI) che nell’opposizione (PD, Italia Viva, Noi Moderati, UDC, MAIE, Coraggio Italia), a testimonianza di quanto il tema della coesione e dei simboli repubblicani resti sempre centrale e vada al di là delle differenze politiche. Tra i vari interventi nella giornata del 22 giugno, oltre al messaggio di saluto del presidente del Senato La Russa, c’è stato quello del ministro dell’Istruzione Valditara, del ministro per i Rapporti con il Parlamento Ciriani e del ministro dell’Interno Piantedosi. Per la Fondazione Insigniti OMRI, poi, è intervenuto proprio il suo presidente, il prefetto Francesco Tagliente, che con la sua associazione ha sostenuto da anni questo percorso di riconoscimento del Canto degli Italiani nell’articolo 12 della nostra Costituzione, in quanto rappresenta la storia e l’identità repubblicana di questo Paese. In questi termini, Tagliente ha ricordato come questa iniziativa parlamentare non rappresenti un semplice aggiornamento normativo, ma il possibile compimento di un lungo processo storico e identitario, anche in virtù della sua natura trasversale. “Ciò che colpisce è la capacità di questa iniziativa di raccogliere consensi che superano le appartenenze politiche e restituiscono ai simboli della Repubblica la loro funzione originaria di elementi di unità nazionale”. Il Canto degli Italiani, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, fu estremamente popolare durante il Risorgimento e nei decenni seguenti, sebbene venisse sostituito dalla Marcia Reale della Casa Savoia ufficialmente nel 1861, anno dell’Unità. La forte connotazione repubblicana e giacobina di Fratelli d’Italia strideva con l’esito finale di stampo monarchico del Risorgimento. Solo dopo la Seconda guerra mondiale, allora, e con l’avvento della Repubblica, il Canto degli Italiani verrà scelto ufficialmente il 12 ottobre 1946 come inno nazionale provvisorio, restando tale ma ricoprendo de facto il ruolo di inno ufficiale della Repubblica fino al 4 dicembre del 2017. Quel giorno, grazie alla legge 181, il Canto degli Italiani conquista lo status di inno nazionale de iure. Il riconoscimento costituzionale che è stato promosso in questi giorni, però, è bene ricordarlo, non vuole rappresentare una correzione delle scelte dell’Assemblea Costituente, che peraltro oggi, 25 giugno, festeggia gli 80 anni dalla prima seduta, ma piuttosto il loro naturale completamento: i Costituenti scelsero infatti di disciplinare nella Carta solo il Tricolore, rinviando ad altre sedi la definizione di ulteriori simboli nazionali. Oggi, quindi, è delle nostre generazioni il compito di dare una voce alla nostra Repubblica, assicurandoci che l’Inno italiano possa essere preservato dal sigillo della Costituzione.
Marco Villani







