Tradito da un indumento sporco di sangue lasciato sulla scena del crimine e dai segni sul corpo riconducibili a una violenta colluttazione. Decisive anche le testimonianze, elementi che hanno portato i Carabinieri subito sulle tracce del presunto autore del brutale pestaggio di un 66enne. Un imprenditore, ridotto dalle botte in fin di vita, è stato trovato dalla figlia giovedì scorso privo di sensi, con fratture diffuse, nella sua villetta a Sant’Angelo Romano, alle porte della Capitale. L’aggressore si nascondeva lì vicino, in un casolare di campagna. Un 33enne del posto, con precedenti, affetto da disturbi psichici e in cura presso una struttura di Guidonia. Si trova ora nel carcere di Regina Coeli, con le accuse di tentato omicidio, tentata rapina pluriaggravata e violazione di domicilio. L’indagato conosceva il figlio della vittima e frequentava la loro abitazione, nella quale sarebbe entrato attraverso un terreno a ridosso della casa. Le cause che abbiano scatenato la sua furia sono ancora oggetto di indagine. Secondo gli inquirenti si tratta di un soggetto violento, sia in ambito familiare sia nel contesto del paese. Sarebbero stati proprio i genitori del sospettato a riconoscere gli abiti del figlio e a permettere agli investigatori di chiudere il cerchio.







