giovedì, Luglio 2, 2026

Attentato a Ranucci, tre indagati scelgono il silenzio davanti al giudice

Davanti al giudice per le indagini preliminari hanno scelto il silenzio. Si sono infatti avvalsi della facoltà di non rispondere tre dei quattro indagati nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, comparsi questa mattina per gli interrogatori di garanzia dopo l’esecuzione delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria. A non rispondere alle domande del gip sono stati Antonio Passariello, 53 anni, residente a Mugnano del Cardinale, Saverio Mutone, 40 anni, di Sperone, e Pellegrino D’Avino, figlio biologico dello stesso Passariello. I tre si trovano attualmente detenuti nel carcere romano di Rebibbia, dove sono stati trasferiti dopo gli arresti eseguiti nei giorni scorsi. Diversa la posizione della quarta indagata, Marika De Filippis, compagna di Pellegrino D’Avino e residente ad Avella. La donna, in stato di gravidanza, è stata sottoposta agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico e sarà ascoltata dal giudice nella giornata di domani. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, continua intanto a concentrarsi non soltanto sugli esecutori materiali dell’attentato, ma soprattutto su chi avrebbe ideato e commissionato l’azione intimidatoria nei confronti del giornalista e conduttore di Report. Gli investigatori stanno infatti lavorando per ricostruire l’intera filiera organizzativa e individuare eventuali mandanti e complici che potrebbero aver avuto un ruolo nella pianificazione dell’attacco. Nei confronti dei quattro indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di detenzione e utilizzo di ordigno esplosivo, danneggiamento e minaccia aggravati dal metodo mafioso, una contestazione che evidenzia la particolare gravità dell’episodio e il contesto criminale nel quale sarebbe maturato. Proprio l’aggravante mafiosa rappresenta uno degli aspetti centrali dell’inchiesta, poiché lascia ipotizzare un’azione intimidatoria studiata per esercitare pressione e incutere timore attraverso modalità riconducibili alla criminalità organizzata. Il silenzio mantenuto dai tre indagati non interrompe il lavoro degli inquirenti, che nelle ultime settimane hanno raccolto elementi investigativi, riscontri tecnici e testimonianze ritenuti sufficienti per chiedere ed ottenere le misure cautelari. L’attenzione degli investigatori resta ora puntata sull’individuazione dei possibili mandanti e sulla ricostruzione del movente che avrebbe portato all’attentato contro uno dei volti più noti del giornalismo d’inchiesta italiano.

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